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scrivere pensare libertà

Per condividere la gioia di partecipare agli scambi di relazioni tra coloro che si ritrovano su questo sito della vulcanica Franca, molto timidamente ho scritto alcune riflessioni sulla vita, non in senso intimistico ma squisitamente e provocatoriamente POLITICO. A presto. Pasquale

Spesso la nostra società produce la morte mentre proclama di difendere e promuovere la vita. E allora mi pare opportuno parlare della vita, di “tutta” la vita, anche perché sono in troppi a trattarla in senso fortemente unilaterale, fino a sfruttarla addirittura – è cronaca di questi ultimi tempi – per scopi elettorali.
Mi è tornata in mente una storia che ho letto qualche anno fa: «Ho come attività una modesta panetteria – dice un signore al proprio amico –. Per risparmiare sull’affitto, nel retrobottega mia moglie prepara accessori per le sepolture. I miei affari vanno male e quelli di mia moglie altrettanto. Non capisco proprio. Se la gente vive, allora mangia e io dovrei fare affari discreti con il mio pane; se la gente muore, allora mia moglie dovrebbe vendere i suoi oggetti». L’amico sospira profondamente e alla fine dice: «Credo che sia così: la gente non vive, la gente non muore, la gente soffre!».
Chi è davvero “per la vita” dovrebbe seriamente chiedersi perché si soffre, soprattutto quando questa sofferenza conduce alla morte.
Si soffre perché spesso, molto spesso, non troviamo più nessuno lungo la nostra strada, che abbia la capacità, la voglia, il tempo, di ascoltare.
Si soffre perché ci rendiamo conto che l’essenza della morte è l’assenza di relazioni.
Si soffre perché i discorsi sulla fame, sulle malattie, sulla povertà nel mondo diventano dei rituali, se non si traducono in presa di posizione politica, ben al di là dell’eventuale risposta assistenziale.
Si soffre perché non siamo capaci di condivisione: nel migliore dei casi facciamo l’elemosina.
Si soffre perché ci rendiamo conto che le stesse disuguaglianze che ci sono nella vita, ci sono anche nella morte (anche se è vero che la morte non risparmia nessuno).
Si soffre perché non siamo capaci di raggiungere quella che Etty Hillesum chiamava “autonomia interiore”: un “lungo, doloroso processo, la presa di coscienza che per te, in certi momenti, non esiste alcun aiuto o appoggio o rifugio presso gli altri, che sono altrettanto insicuri, deboli e indifesi”.
Si soffre perché – in questa parte di mondo opulento e satollo – non abbiamo il coraggio di consumare meno risorse e vivere meglio.
Si soffre perché alla maggioranza degli abitanti della terra viene negato l’accesso alle risorse necessarie alla sopravvivenza: acqua, terra fertile, farmaci, come pure l’accesso alle conoscenze.
Si soffre perché questa società consumistica è completamente votata al potere e al denaro, al successo e alla competitività.
Che fare, se non per eliminare, almeno per attenuare queste sofferenze?
Già nel 1848, non il “comunista” Karl Marx ma il “liberale” John Stuart Mill sosteneva che «La miglior condizione per la natura umana è quella in cui nessuno è povero, nessuno desidera essere più ricco e nessuno ha motivo di temere di essere preso a calci da altri che cercano di farsi avanti. [...] Se la terra deve perdere la maggior parte della propria bellezza a causa dei danni provocati dalla crescita illimitata di ricchezza e di popolazione, allora sinceramente mi auguro, per il bene dei posteri, che essi si contentino di rimanere stabili lì nelle condizioni in cui si trovano, prima che siano costretti a farlo dalla necessità»*.
Occorre a tutti i costi riscoprire e vivere una vita strutturata sui valori dell’interiorità, dell’amicizia, della lentezza, della sobrietà, del gioco, della bellezza, della convivialità, della solidarietà, della creatività, della condivisione, della giustizia, della tolleranza, del rispetto delle diversità, della tenerezza. Questa è la vita che mi piacerebbe vedere annunciata e difesa da tutti i pulpiti. Da quelli politici, sindacali, giornalistici. E anche da quelli ecclesiastici. Una vita possibilmente vissuta prima ancora che proclamata e difesa.
Pasquale Iannamorelli

* John Stuart Mill, Principi di economia politica, Utet, Torino, 1979, pp. 748-751

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Risposte a questa discussione

Quando si partecipa ad una discussione, la prima cosa che mi passa per la testa è: Quale tipo di
linguaggio conviene utilizzare? Quello della verità o quello della convenienza?
La tua riflessione porterebbe a scrivere decine di pagine, ma mi limito a pochi righi e alla fine
penso di aggiungere uno stralcio di un mio racconto.
Cominciamo col dire che si soffre in tanti modi e che anche i ricchi soffrono.
Ovviamente si soffre in maniera differente.
Si soffre per amore e si soffre per malattie, si soffre per disgrazie e si soffre per il non
appagamento del proprio ego e cosi via.
Nel ricco e opulento Occidente non si soffre la fame, salvo sporadiche situazioni.
Questo benessere diffuso è frutto dei comportamenti politici dei bianchi, che non hanno esitato
nel corso dei secoli a depredare ovunque le risorse di cui necessitavano.
Una delle tante era l'energia demografica e l'Africa ne sta pagando ancora le conseguenze.
Pur di difendere il bottino arraffato e da arraffare i Bianchi non hanno esitato a scannarsi tra di
loro al fine di continuare ad accumulare risorse indispensabili ad altri popoli che ne erano
e ne sono i legittimi proprietari.
Violenza feroce che non merita nessuna giustificazione.
Chi è colpevole di questo stato di cose che ancora oggi perdura?
Secondo me, la colpa è di ognuno di noi e non degli altri.

Breve stralcio di un episodio tratto dai racconti della Megera by Oissela

Gli ospiti, ben sazi, assentivano e cominciarono a parlare di scuole, chiese, ospedali e strade che i Bianchi avevano costruito in quei paesi africani.
“Di quanta farina di grano ci siamo privati pur di aiutare quei popoli ingrati".
"Adesso muoiono di fame e pensano solo a far figli".
"Non è giusto che sprofondino nella barbarie, bisognerebbe aiutarli".
Come erano buoni quei signori che si preoccupavano della gente di colore.
Erano in buona fede e nei loro cuori albergava un po' di tristezza.
Noi non conosciamo il motivo per cui Andrea intervenne nella discussione.
A quel ragazzo non parve vero poter sciorinare il suo sapere,
ma superò e di gran lunga i limiti del lecito consentito.
Affermò con arroganza tutta giovanile, che la politica coloniale italiana era stata sbagliata e tardiva, visto che nel mondo era già in atto un grande processo di decolonizzazione.
Parlò di Dogali, dell'Amba Alagi e di Adua.
Parlò dell'inutilità di quei giovani morti e legittimò il comportamento dei paesi aggrediti.
Parlò anche di Civiltà differenti, ma non inferiori alle altre.
Addirittura, sostenne che il Razzismo aveva una sua matrice culturale nel pensiero religioso in generale e in quello cattolico in particolare.
Cercò di spiegarne la matrice economica e quando intuì che la doveva smettere, era troppo tardi ormai.
Gli ospiti andarono via verso le sei del pomeriggio.
L'uragano arrivò qualche ora dopo.
Il genitore aveva capito, quello che non voleva capire.
I migliori sette anni della sua vita erano stati spesi inutilmente.
Un inganno smascherato.
Colpì il figlio con tutta la rabbia accumulata in una vita difficile.
Andrea non reagì.
La madre immobile e dispiaciuta osservava la scena.

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Caro Pasquale ti avevo chiesto di dirci parole di speranza e di pace. Puntualmente hai risposto. Ci hai indicato la via per vivere tutta la vita e per farla vivere, tutta, a tutti gli altri. L' Occidente difende
con le unghie e i denti il benessere scandaloso che si procura rapinando di risorse intere popolazioni. Tempo fa Bush disse che, per mantenere lo stile di vita degli americani avrebbe usato
la bomba atomica. Dobbiamo convertirci spiritualmente e POLITICAMENTE. I partiti dovrebbero avere il coraggio di battersi contro il neoliberismo che è il cancro che uccide le popolazioni dell' America Latina, dell' Africa ed anche dell' Asia. Non voglio essere qualunquista ma mi sembra che
i partiti, compresa la Sinistra stiano molto attenti a non assumere posizioni nonviolente ma radicali. Sono tutti moderati. Convergono tutti al centro. Il neoliberismo, questo pensiero unico maligno,
ha attaccato l' anima dei singoli che, nella maggioranza, aspirano alla ricchezza, al successo e al potere. In questa situazione di berbarie i singoli di buona volontà dovrebbero almeno, boicottare le multinazionali, a cominciare dalla Nestlé. I gionalisti dovrebbero trattare questi temi e informare che i latifondi dell' America latina coltivati a caffè e frutta esotica fanno si che i paesi cosiddetti in via di viluppo debbano comprare i cereali dall' America, ai prezzi fissati dalle regole del WTO, organizzazione mondiale del Commercio. Ma chi conosce il WTO? Io ho le mie contraddizioni ma cerco di vivere una vita sobria. Ma è duro vivere in questo sistema. Grazie, Pasquale.
Un abbraccio fraterno. Franca.

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