scrivere pensare libertà
Nonostante fosse sotto shock, fece un sospiro di sollievo buttando fuori l'aria che aveva trattenuto alla vista di quell'ombra, e spingendosi sulle braccia, saltò sul marciapiede, fermandosi dritta in piedi, a guardare il gattino ai suoi piedi. Rimasero per un attimo a guardarsi l'un l'altra negli occhi.
"Ciao micetto, sei sempre tu? Che ci fai qui? Non hai paura di perderti?" disse.
"Perderti" disse poi a se stessa con un sorriso amaro "non sei tu che ti sei perso. Sono io"
Si inginocchiò davanti al gatto per carezzarlo, ma appena mise la mano sul soffice manto nero si fermò. C'era qualcosa che non quadrava. Qualcosa non la convinceva. Come poteva essere lì quel gattino? La prima volta che lo aveva visto era nella piazzetta e lo aveva visto scappare via in direzione opposta, nascondendosi dietro quel cancello rotto. Come aveva fatto quindi a raggiungerla lì? Lei aveva corso come una furia in una direzione. Lui aveva corso nella direzione opposta. Come poteva essere lì ora?
Non poteva ovviamente. Eppure c'era. Proprio lì, davanti ai suoi occhi.
Ma si sentiva troppo confusa, e decise di non pensarci troppo. Gli carezzò il pelo e si rialzò di nuovo per andare via, camminando all'indietro con lo sguardo ancora fisso sul gatto. Ma più lo guardava e più sentiva che c'era qualcosa di strano. Forse nei suoi occhi. Qualcosa che non riusciva a capire ma che le ronzava in testa come una zanzara.
Presa da questi pensieri, sempre con lo sguardo fisso al gatto, raggiunse di spalle, l'angolo tra il canale e il vicolo, e non si rese conto del rumore in sottofondo dietro di lei.
"TIC .. TOC".
Si girò di scatto a bocca aperta e se lo trovò davanti, a circa un metro da lei.
Il tempo si fermò. Il cuore smise di battere mentre il respiro le moriva in gola con un singhiozzo. Era paralizzata. Terrorizzata davanti a quell'orribile sagoma scura, avvolta dalla nebbia che la rendeva ancora più spettrale. Cercò di urlare ma non ci riuscì. Sentiva le corde vocali annodate in gola che quasi le impedivano di respirare. Era ipnotizzata da quella visione, da quell'essere che la sovrastava talmente da vicino che ne poteva sentirne il lento respiro che somigliava più che altro ad un profondo rantolo.
Era lì davanti a lei, in silenzio. Christy si sentiva come sospesa nella nebbia. Come appartenesse ad un'altra realtà e stesse vedendo quella scena come in un film, ipnotizzata da quel rantolo che fuoriusciva a tratti da quell'ombra. Anche se non riusciva a vederne gli occhi, era sicura che la stesse osservando. Sentiva il suo sguardo su di lei, trapassarla come un punteruolo affilato.
Avrebbe voluto schioccare le dita a scomparire da quella scena. Avrebbe voluto essere trasportata via col tocco di una bacchetta magica. Ma non poteva.
Senza pensarci su, buttò le mani avanti per spingere via quella figura e scappare. Ma quella mole pesante non si mosse di un millimetro, rimanendo immobile come una statua. E il contraccolpo sulle braccia fece rimbalzare Christy facendola scivolare all'indietro a quattro zampe. Aggrappandosi con le mani e spingendo sui piedi, riuscì a rialzarsi quel tanto che bastò per scappare via con un urlo che le uscì dai polmoni come uno sparo. Le cadde la borsa ma non si preoccupò di fermarsi a raccoglierla. Passò talmente vicina al micetto che quasi rischiò di colpirlo col piede. Entrò come un lampo nel vicolo iniziando a correre, urlando con tutto il fiato che aveva in gola.
"Aiuto !!…C'è nessuno??…Aiutatemi …per favore !!!….Dove siete spariti tutti quanti ??…Rispondetemi vi prego…aiutatemi !!"
Era esausta. Correva come un cavallo impazzito senza meta con i muscoli delle gambe che le bruciavano per lo sforzo.
Girò l'angolo correndo ma subito sentì un dolore lancinante alla gamba destra, talmente forte che la fece inciampare sui suoi stessi piedi e scivolare distesa a terra.
Si afferrò la gamba stringendola forte per il dolore, non capendo esattamente cosa fosse successo. Forse aveva solo preso una storta alla caviglia, oppure era inciampata suoi stessi piedi. Ma il dolore non era alla caviglia, ma un po' più su. Sullo stinco. Con la mano alzò leggermente la gonna per scoprire la gamba e vide alcuni graffi abbastanza profondi sulla parte esterna del polpaccio. Alzò gli occhi verso l'angolo per cercare di vedere cosa l'avesse ferita. Forse un filo di ferro, oppure qualche ramo di qualche pianta. Oppure anche una pietra affilata. Ma non c'era nulla di tutto questo. Anzi, non c'era proprio nulla intorno a quell'angolo che poteva averle procurato quelle ferite. L'unica cosa che vide, fu solo il gattino nero. Di nuovo lui, con la sua macchiolina bianca sulla testa, che apparve come un fantasma in miniatura da dietro l'angolo, movendosi a passi lenti verso di lei. Si fermò ai suoi piedi, strofinando il musetto sulle sue caviglie. Ma fu proprio la vista dell'animaletto, apparentemente tranquillo, che le fece balenare in mente l'immagine di quello che era realmente accaduto. Ma quale pianta? Quale filo di ferro? Quale pietra affilata?
Era stato il gatto!
C'era solo lui in quel punto e doveva essere per forza stato lui.
Rimase per qualche istante perplessa e incredula a quell'idea, mentre l'animale continuava a fare le fusa e a strofinare il caldo musetto sui suoi piedi.
"Ei tu, stupido gattino!" gli urlò "che diavolo hai fatto? Sei impazzito per caso? Perché mi hai graffiata? Guarda. Guarda qui cosa hai combinato" continuò urlando, mostrando i graffi al gatto.
Il sangue misto al sudore le bruciava sulle ferite e subito pensò a qualcosa con cui pulirle o disinfettarle. Ma appena infilò la mano in tasca per prendere il fazzoletto, sentì qualcosa che le tirava la camicetta da dietro. Strattonò leggermente le spalle in avanti per cercare di liberarsi, sentendo il tipico rumore della stoffa che si strappava, seguito da una fitta tagliente tra le scapole, uguale a quella che sentiva alla gamba. Girò di scatto la testa e il suo sguardo si stampò sulla sagoma di un altro gattino nero. Con la stessa macchia bianca sulla fronte come l'altro. Inarcò la schiena come per liberarsi di quel bruciore e allungando la mano dietro le spalle, sentì calde gocce che le colavano lungo la pelle. Si sdraiò sul fianco destro appoggiandosi sul gomito infilando le dita attraverso la stoffa strappata. Subito un forte bruciore la fece rabbrividire al contatto dei polpastrelli con la pelle, e quando le ritrasse vide che erano sporche di sangue. Il suo sguardo andò di nuovo sul gattino dietro di lei e capì allora come aveva potuto incontrarlo dopo così poco tempo. Non era lo stesso gattino incontrato nella piazzetta di prima, ma era un altro. Una copia perfetta di quello che aveva visto la prima volta. Tuttavia questa scoperta non diede molto sollievo al bruciore che sentiva. E soprattutto non riusciva a far tacere la paura che ancora sentiva ardere dentro, ancora di più delle ferite sulla pelle.
Aveva ancora gli occhi fissi su l'animale dietro di lei, quando, con la coda dell'occhio, vide un'altra piccola sagoma apparire dall'altro angolo sulla sua destra. Un'altra ombra, piccola e affusolata, che si muoveva verso di lei. Strizzando leggermente gli occhi vide che era un altro gattino. Un'altra copia dei due che erano accanto a lei, immobili. Il primo le stava davanti vicino ai piedi, mentre il secondo si era intanto spostato di fianco e stava giocando con un pezzetto di stoffa strappato dalla sua camicetta. E il terzo, camminando a passo lento, si stava avvicinando. Si alzò rimettendosi a sedere e subito l'ultimo animaletto le salì in grembo con movimenti molto lenti e morbidi. Avvicinò il musetto al viso di Christy, quasi per odorarla, ma con un movimento rapido e inaspettato, alzò la zampetta e la graffiò. Ritrasse istintivamente la testa appena sentì la punta delle unghie sulla pelle, ma era troppo tardi, e gli artigli, affilati come piccoli rasoi, le solcarono il viso, lasciando profonde strisce rosse sulla guancia. Un grido di dolore lacerò il silenzio e subito il gattino si ritrasse sedendosi in grembo di nuovo. Rimase incredula a fissare la bestiola sulle sue gambe, con la mano premuta sulla guancia. Spaventata da quegli occhietti piccoli e dolci, che si erano improvvisamente trasformati in uno sguardo cattivo e selvaggio. Uno sguardo freddo, crudele.
Con gli occhi ancora incollati in quelli del gatto, non fece caso ad uno degli altri due che si era intanto spostato dietro di lei. Ma lo sentì quando, con un piccolo saltello, le salì sul collo affondandole le unghie nella carne e subito ritraendole, scavando dei profondi solchi come un aratro. Questa volta l'urlo fu ancora più forte, ma le tre bestiole sembravano assolutamente refrattari a quei suoni striduli. Era come se non le sentissero affatto e non ne fossero minimamente intimoriti. Né dalle urla né tanto meno da quello che la donna avrebbe potuto fare loro. Cercò freneticamente di allungare le mani dietro al collo per togliere l'animale da lì. Ma non ci riusciva. Più lo afferrava e lo strattonava, e più lui si agganciava con le unghie alla sua carne per rimanere aggrappato. Sembrava una lotta selvaggia, mentre sentiva le unghie trafiggerla dappertutto, schizzando miriadi di gocce di sangue tutto intorno a lei. Si sentiva graffi ovunque, ma non riusciva a fermare quella bestia infernale.
Alla fine, con uno gesto disperato, riuscì ad afferrarlo di nuovo per la collottola e con un brusco strattone riuscì a staccarlo dal collo, insieme a piccoli brandelli di pelle che rimasero infilati tra le unghie dell'animale in seguito allo strappo. Il gattino rotolò a terra con le zampe e il muso insanguinati, e con un calcio lo fece rotolare ancora più lontano.
Era sconvolta e non riusciva a credere a quello che le stava accadendo. Era peggio di un incubo, soprattutto perché non era solo un sogno, ma era realtà.
Tags: thriller
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