Cronaca di un mondo impossibile
Questa storia mi fu raccontata, qualche giorno prima del Natale dello scorso anno, da un vecchio clochard che chiamano "Chianti", probabilmente per le sue preferenze. Lui è di quelle persone che non danno fastidio a nessuno, di quelle che s'incontrano gironzolando per le strade di una grande citta.
In quei giorni mi ero preparato a fare, com'era ormai mia abitudine, un giro per la mia città per salutare i miei amici invisibili, quelli che non profumano certo di lavanda, non hanno mai avuto interessati protettori e non scrivono poesie.
Gente condannata a morte dall'indifferenza di molti e pochi se ne fanno carico perché queste povere anime non ci sono, non esistono, non muoiono in una cella perché non sono assassini, non hanno commesso alcun reato, tranne quello di essere poveri.
Se ne vanno a morire sotto i ponti, in silenzio e senza chiedere nulla a nessuno.
La storia me la raccontò dopo avermi messo tra le mani un piccolissimo pezzo di carta tutto piegazzato, facendomi promettere che lo avrei letto soltanto dopo che se ne fosse andato.
L'aprii pochi istanti dopo che l'osservai sparire oltre la moltitudine che si fece da parte al suo passaggio.
C'erano scritte queste poche righe;
Amico mio
sei un filo
di voce
e di luce
con pesi
alle spalle
e gocce
di seta
sugli occhi
grazie
Non so dove abbia copiato queste rime, ma sono state un grandissimo regalo, ed io sono onorato di essere suo amico.
Beh ora vi narro la storia che mi raccontò:
– Avete della birra? – domandò il ragazzo poggiando i gomiti sul bancone del chiosco
La sua voce sembrò strana, esile e remota.
L'uomo dietro al banco, con il grembiule e il berretto bianco, lo fissò e per un lungo intervallo di tempo non distolse lo sguardo rimanendo immobile.
Nulla accadde. Nessun rumore. Tuttavia, improvvisamente non si udirono più le grida dei bambini, né il rumore delle automobili e del vento.
Tutto sembrava essersi arrestato.
Poi, l’uomo dal grembiule e berretto bianco sembrò scuotersi mormorando con voce ostile
– Certo che l’abbiamo, ma non è roba per te, faccia da sporco bianco!
– Posso pagare – replicò il ragazzo con voce calma
– Beh, allora se per te va bene posso darti soltanto dell’acqua
– Va bene l’acqua, grazie – rispose il ragazzo
– Eccoti servito, – disse l’uomo riempiendo a metà il bicchiere più lercio del bancone – ma se la vuoi devi mettere sul banco un bel dollarone d’argento
La moneta da un dollaro d’argento cadde sul banco e rimbalzò tintinnando…una volta…due volte…tre volte…poi sembrò volesse penetrare nel bancone sprofondando e alla fine scomparve.
Il chiosco delle bibite si disintegrò in una miriade di molecole colorate.
L’uomo dal grembiule e berretto bianco, ora riusciva a vedere le molecole multicolori e informi che l'avevano costituito.
Vedeva attraverso di loro, al di là del chiosco, le colline, gli alberi, il cielo…Già…il cielo…quella sera il cielo era così stellato e luminoso che ci si poteva chiedere come fosse possibile che sotto un simile spettacolo vivessero uomini tanto collerici quanto stupidi.
L’uomo dal grembiule e berretto bianco osservò il chiosco svanire nel nulla assieme al registratore di cassa, al grosso distributore di aranciata, ai beccucci della Coca-Cola e del ginger, le casse di bottiglie, la griglia degli hot-dog, i barattoli di senape, le pile di coni e i coperchi di metallo dei contenitori per i diversi gusti di gelato.
Impaurito rivolse uno sguardo sgomento al ragazzo, guardò in terra e sull’erba vide un foglietto di carta. Allungò la mano e lo afferrò. Su di esso c'era scritto a lettere maiuscole
CHIOSCO DELLE BIBITE
– Buonanotte amico…Un vero peccato, era un così bel chiosco! – disse il ragazzo allontanandosi.
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