La visita
Nella piana un cielo terso cade
sull’erba del prato fra muri bianchi
battuti dal sole caldo d’estate.
Il silenzio del ventre della terra
abbraccia labili segni di umani:
terra mossa, croci di legno e foto
appese, bocche stirate, occhi stupiti
guardano assenti giù dalle lapidi;
canta felice, sento, un fringuello
sui castagni viluppati di verde
nel prato di fuori, e qualche cicala
frinisce impaziente, un poco sta cheta,
attende e rilancia richiami.
La piccola chiesa a capanna
inombra devoti scampati alla peste,
che giacciono cheti al suo fianco.
Sono passato a trovarti, uomo,
sepolto in un angolo spoglio
di un riquadro sfiorito di terra;
sono venuto, solo, per sentire
come il tempo sfinisce la vita.
Le colline d’intorno hanno visto
passare le legioni romane
alla conquista di terre lontane,
da lontano son giunti gli Etruschi
misteriosi, qui misti coi Celti,
e i Longobardi di alta statura.
Ogni vivente è scomparso
rapido come un respiro: il fringuello
non canterà un’altra estate
stasera non più frinirà la cicala,
e noi… si sente… nel tranquillo silenzio
danzano, quasi riti orfici, le ore
e fuggono e cadono fuori dal mondo...
A chi ha perduto le chiavi del tempo,
addio! che viva la vita!
Tags: poesia
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