francamente

scrivere pensare libertà


Ultimo giorno di Scuola. Succursale di un Liceo qualunque. Clima di vacua, selvatica festosità. Di passaggio, intravedi banchi uniti a formare buffet; patatine e coca cola.
La maggior parte dei docenti simpatizza: “So’ ragazzi!”.
Certo, qualche sfigato deve ancora “dare l’interrogazione”; ma, nel caso, per queste “cose” c’è sempre la sala professori. Insomma è l’ultimo giorno! Ma che pretendiamo ancora! Finiamola con il moralismo. Come disse una volta il massimo esponente della mezza dozzina di “rivoluzioni copernicane” fatte vivere alla scuola in un fatale quinquennio, “bisogna stare non davanti ma a fianco degli alunni”.
La scuola è cambiata. Come tutto del resto. Oggi imparano in mille impensabili maniere. Sono i ragazzi del Web. Loro scaricano. Bizzarra metamorfosi di una parola: tanti anni fa, si associava al mestiere più distante possibile dal mondo degli studi; anzi, qualche grintoso prof vecchia maniera, arrivava pure a dire, “Ma vai a fare lo scaricatore!”.
Secoli fa.
Ore 10: cominciano i primi lanci. Gavettoni, bombette, schizzi. La tribù elettronica, tutta internet, cellulari, ipod, celebra i Riti del Nulla. Hanno scannato pagnotte tutto l’anno. Fatto il viaggio di istruzione (patrimonio indisponibile dell’umanità). Guadagnato tra indicibili sofferenze un 5.
Ora finalmente si rifanno.

Evviva il casino demente! Evviva il giocaccio! Lo fanno dappertutto. Perché noi nulla? A Roma uova e farina! Che vi frega di un po’ d’acqua? Forza raga! Che stasera carichiamo tutto su Youtube e domani ci guardiamo!

Già, youtube; non c’avevamo fatto abbastanza caso: in fondo realizza il sogno universale di andare in televisione. Nulla è ormai impossibile con youtube.
Il docente con delega del Preside è chiuso in classe. Un collega lo informa. Risponde gelido: “non posso farci nulla”. La maggioranza dei prof tollera che molti abbandonino l’aula per andare in cortile. La festa in onore del dio Nulla prende quota. Carnevale generale; tutti in visita da tutti. Solo qualche porta resta sinistramente chiusa. Zitti! sono i “quasi bocciati”, quelli con le ultime interrogazioni!
Corrono allegre innaffiature. Abiti zuppi. Poco male: splende un caldo sole. Schiamazzi, rincorse, piccoli agguati. I maschi più fradici gonfiano il petto, hanno la camminata spavalda, ostentano come un trofeo l’esser più bagnati. Cercano gli sguardi delle compagne. Un’attempata ed energica prof sbotta, cerca di reagire, sequestra qualche bottiglia, sbraita, minaccia. Ma è sola, nessuno la segue: la festa continua. Per ore ripetono gli stessi gesti, fanno le stesse cose. Per ore, un liceo come un arenile. E per ore, in tremila altri Licei, staranno succedendo le stesse piccole scene. Tutte uguali. Tutte insulse. Viene in mente il “solido nulla”.
Gli adulti non intervengono. Eclisse totale. Ci sono ma non si vedono.
Eppure è ancora un giorno di Scuola. Gli scrutini sono ancora da fare. Gli esami pure.
Dicono i savi che spesso gli adolescenti trasgrediscono anche per mettere “i grandi” alla prova; vedere i loro bluff; capire sino a che punto credono veramente nelle cose che dicono. Dicono i savi che in certi casi è meglio resistergli.
Li guardo ancora. Entreranno nel mondo con l’idea che qui oggi ricevono da noi: una facile festa, dove basta il minimo, i debiti non si pagano, gli esami si superano, il successo è garantito, la furbizia tollerata, la selvatichezza anche.
Mi torna in mente il suggerimento del massimo artefice di rivoluzioni cartacee; “a fianco, non davanti”.
Suggerimento impagabile. Oggi vuol dire salvezza.

Tags: altro

4 Commenti

Franca Comment by Franca on June 25, 2008 at 12:09am
Caro Gigi, sono stata nella scuola per più di trenta anni. Che vuoi che siano i gavettoni in confronto con le gite scolastiche? Ho visto di tutto. Una volta in Puglia, abbiamo sfiorato il dramma. A strsburgo mi fecero fare 5 Km a piedi per andare in discoteca. Al ritorno andai dal preside e gli dissi che mai più avrei accompagnato i ragazzi in discoteca. Sarei andata in gita scolastica solo se i genitori avessero, per scritto, autorizzato i figli ad andare in discoteca da soli. Poi sono andata in pensione ma mi è rimasto l' incubo di nottate insonni, a sorvegliare adolescenti che non trovavano di meglio per divertirsi che fotografarsi, reciprocamente, in camicia da notte e in pigiama. Oggi la situazione è cambiata in peggio. Non invidio i professori che devono vedersela con le nuove leve e con le regole piovute dal Ministero di viale Trastevere.
Buonanotte. Franca.
veronica Comment by veronica on August 6, 2008 at 2:52pm
dietro quei gavettoni, c'è, talvolta, molto di più...
certo, si potrebbe evitare...come andare in discoteca quando si va in gita...eppure tutte queste "mini" pazzie(ma è questo che davvero rende la scuola "meno seria" oggi???) sono quelle che rendono un gruppo tale...cioè avere dei ricordi, delle serate indimenticabili, delle situazioni buffe che ci permetteranno tra qualche anno di poter dire "andiamo a bere una birra per ricordare i vecchi tempi"....
Legend Comment by Legend on September 1, 2008 at 6:44am
Mi fa un male parlare di questa scuola e mi chiedo: la scuola ha ancora il compito di dare un'identità?
La scuola pubblica, per essere tale, non dovrebbe dare una fisionomia all'alunno, trasmettendo una forma di civiltà?
Qualcuno ha posto il problema della fine della cultura italiana nella scuola come capacità di vivere una identità propria, di possedere una lingua e una storia, di poter gustare il passato.
Ma il senso della memoria e dell'identità non sono motivati nel nostro tempo, in cui il passato non ha più senso e il futuro è un incubo.
Nella società tecnologica, in cui l'uomo costituisce il suo mondo e lo fa senza un progetto ma secondo i meccanismi del sapere e del potere, ciò che sarà è imprevedibile. Si possono prevedere i fatti impliciti del presente, ma non le causalità che possono scaturire da essi. Viviamo solo nel presente, passato e futuro si appiattiscono in esso...la finisco qui per amor di patria.
Franca Comment by Franca on September 1, 2008 at 9:16am
Il mondo è diventato invivibile, caro Legend. Quanto alla scuola....Io ci sono stata per quasi 40 anni e ne ho visto il degrado sempre più rapido. Sono andata in pensione con due anni di anticipo, spinta dall' amarezza che rasentava la disperazione. Un abbraccio più affettuoso del solito. Franca.

Aggiungi un Commento

Devi essere un membro di francamente per aggiungere commenti!

Partecipa in questo network

RSS

© 2008   Created by francamente

Badge  |  Segnala un problema  |  Privacy  |  Termini del servizio