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Benedetto

La città senza nome (Quarta ed Ultima Parte)

Cap 4

Gli occhi della gente che li guardava, li osservava e li scrutava, facendoli sentire a disagio e facendo crescere ancora di più quella paura irrazionale che già aveva raggiunto livelli drammatici.
E fu in quel silenzio, in quell’atmosfera sospesa, guardando quegli occhi che lo osservavano, che Derry, come risvegliandosi da un sogno, cominciò a provare la stessa sensazione della sera prima, quando si trovavano nel saloon e sentivano di essere spiati e osservati.
Si girò verso Andrew e solo guardandolo negli occhi capì che anche lui se n’era accorto.
E anche lui era spaventato a morte da tutto ciò.
Il sole faceva da spettatore alla scena, bruciando la sabbia e riflettendo i suoi raggi sui tetti delle case, mentre il vento soffiava caldo, bollente, seccando la pelle sul volto di quella gente che rimaneva ferma ed impassibile a guardarli.
Fu allora che Tony ruppe il silenzio urlando, quando il sindaco gli poggiò una mano dietro la spalla.
Il suo grido riecheggiò disumano tra i muri delle case facendo girare di scatto gli altri due che subito allungarono le mani sulle pistole per essere pronti ad usarle.
Ma il sindaco stesso li bloccò con un gesto della mano.
“Non dovete reagire così. Non potete farci nulla. Anche voi siete come tutti gli altri e non potete andare via. Se lo faceste, succederebbe a qualcun altro quello che è successo a voi ieri sera” rispose il sindaco sorridendo come se gli attimi di tensione vissuti un attimo prima non fossero mai esistiti.
“Ieri sera?” esclamò Andrew che negli ultimi minuti era rimasto l’unico in silenzio.
“Si, esatto, Ieri sera.” disse l’uomo ”e suvvia, non fate quelle facce sorprese. Noi sappiamo tutto quello che vi è successo ieri. Perché c’eravamo anche noi.”
Le parole del sindaco erano sempre più agghiaccianti e ogni frase che usciva dalla sua bocca non faceva altro che aumentare il loro stato confusionale e la loro paura.
Il sindaco se ne accorse e vide anche il loro scetticismo nei suoi confronti.
Per questo decise di mostrare loro le prove di quanto diceva.
“Venite, allora, vi faccio conoscere di persona l’artefice di quello che vi è successo.” disse scendendo i gradini della veranda, facendo strada ai tre che lo seguirono come agnellini.
“Ma cosa sta dicendo Derry? Ma qui sono tutti matti!” chiese Tony bisbigliando all’orecchio dell’amico che lo zittì con un gesto della mano, mentre si avvicinavano ad una casa dall’altra parte della strada.
“Non ne ho idea, ma tutta questa storia non mi piace affatto. E teniamoci pronti a scappare” ammise quindi Derry scuotendo la testa.
Raggiunsero la casa ed entrarono malvolentieri in una stanza buia e senza finestre. L’uomo accese una luce che trafisse i loro occhi con una serie di scintille bianche che per qualche attimo li accecò. Si coprirono istintivamente gli occhi con le mani, finché un po’ alla volta cominciarono a vedere sulla parete opposta una specie di cella. Dentro c’era una donna, seduta con le mani aperte sul viso quasi a nascondersi. Quasi si vergognasse di essere vista.
A passi lenti si avvicinarono a lei.
“Eccola la responsabile. E’ lei “ disse indicando la donna .
“Ma responsabile di cosa? Di cosa diavolo sta parlando?” sbottò a quel punto Andrew.
“Capisco la vostra perplessità, ma l’origine dei vostri guai è proprio lei. E’ lei che col suo comportamento ha fatto in modo che voi arrivaste qui prima del tempo.”
“Prima del tempo? Ma quale tempo? Ma ci volete spiegare una volta per tutte?” disse Tony sempre con il suo tono di sfida.
“Voi sareste dovuti arrivare qui tra due giorni, dopo essere morti disidratati nel deserto. Ma lei ha anticipato il vostro arrivo.”
Quelle ultime parole esplosero nelle loro menti come un incendio, devastando ogni residuo di razionalità rimasto.
“Ma che diavolo sta dicendo?? Noi morti disidratati?? Nel deserto?? Ma noi siamo qui. Vivi e vegeti!!” rispose a quel punto Tony urlando come un ossesso.
“Vivi ? … e vegeti?” rispose l’uomo guardandolo di traverso con uno sguardo che lo annientò.
In quell’istante il mondo crollò loro addosso come un macigno e la disperazione si manifestò dentro di loro in maniera devastante. Ma da quello sguardo che li trapassò come una spada, capirono la verità e capirono allora anche le parole dell’uomo.
E soprattutto capirono che non stava mentendo.
Il sindaco rimase a guardarli come un padre che guarda amorevolmente i suoi figli, e poi riprese:
“Non dovete essere spaventati, è una cosa normale. Capita a tutti prima o poi di morire. E oggi è toccato a voi. Si, avete capito bene. Siete morti.”
A quelle parole Tony si accasciò a terra in ginocchio scoppiando a piangere mentre gli altri due si guardarono negli occhi credendo di impazzire.
Ma fu proprio Tony che rialzando gli occhi urlò:
“Ma che siete tutti scemi ??? Ma che vuol dire !!!” continuò ad urlare sbattendo i pugni sulle assi di legno del pavimento. “Non è giusto!!! Voglio sapere!!! Ci deve spiegare cosa è successo!! Accidenti!!” continuò a urlare prima di riabbassare lo sguardo e ricominciare a singhiozzare.
“Vi capisco, e avete tutto il diritto di sapere. Anche se in realtà non c’è molto da dire.” disse l’uomo con una calma che faceva paura.
Fece una pausa guardandoli negli occhi e poi riprese.
“Voi siete partiti qualche giorno fa da Weiton City vero? E fin dal giorno della vostra partenza noi sapevamo tutto e siamo stati avvertiti del vostro arrivo che era previsto qui tra due giorni come vi ho già detto. Ecco perché vi dico di non spaventarvi, perché era già tutto scritto e non avreste potuto fare nulla per evitarlo. Voi sareste arrivati qui in ogni caso, ma è stata lei” disse indicando la donna dietro le sbarre “che ha anticipato il vostro arrivo, comportandosi come ha fatto. Lei è arrivata qui da noi ieri, ma fin dall’inizio non ha voluto sentire ragioni. Le abbiamo spiegato la situazione cercando di non spaventarla, dicendole che è una cosa normale e che prima o poi tocca a tutti. Ma lei non ha voluto ascoltarci, è stata molto testarda, troppo forse. E mentre stavamo allestendo la festa in suo onore, ha cercato di scappare approfittando della nostra disattenzione. E’ fuggita via come una furia e questa sua fuga ha provocato una distorsione temporale che ha fatto si che voi, che nel frattempo stavate dirigendovi già qui senza saperlo, vi trovaste di fronte un’immagine fuori dal tempo, distorta, del nostro paese. Si, avete capito bene. Quello che avete visto ieri sera non era il paese vero e proprio come lo vedete ora, ma solo una sua copia causata proprio da questa distorsione temporale. Ecco perché lo avete trovato deserto. Solo per voi era deserto, perché in realtà noi eravamo lì presenti, ma voi non potevate vederci proprio perché in quel momento noi stavamo vivendo in un altro tempo.”
I tre ragazzi lo stavano guardando allibiti. Pur ascoltando attentamente quello che l’altro stava dicendo, non riuscivano a capirci nulla.
“Distorsione temporale? Ma cosa significa?” bisbigliò Derry.
“Significa una spaccatura del tempo, una frattura, che ha cambiato quello che è stato poi il vostro futuro e ha creato una falsa immagine di questo posto facendo sì che voi lo trovaste prima del tempo. E lo avete trovato giustamente vuoto. Ma non perché noi non c’eravamo, ma perché noi in realtà appartenevamo ad un tempo posteriore che ieri sera non era ancora presente e per questo non ci potevate né vedere né sentire. Ma noi c’eravamo e vi potevamo vedere.”
Queste ultime parole aprirono una piccolissima breccia nella mente di Derry e subito capì perché, appena entrati in paese la sera prima, subito avevano avvertito quella sensazione di non essere soli e di essere osservati. Non era solo una sensazione ma una realtà. Perché il paese era in realtà pieno di gente. Ma loro non potevano vederli.
“Non è possibile. Non è possibile. Non ci sto capendo nulla !!” cominciò a gridare Andrew in preda alla disperazione.
“E possibile invece. Voi avete visto ieri sera solo una immagine del posto in cui ci troviamo ora. La distorsione ha fatto sì che la dimensione tempo subisse un’alterazione tale da proiettare il paese in un luogo differente, lontano da qui. Ad una distanza uguale a quella che la terra ha compiuto, ruotando, nell’arco di durata della distorsione stessa. Capite? Tutto è iniziato al momento della fuga della ragazza ed è durato per fortuna solo pochi minuti, ma ha messo il paese in una specie di stato di sospensione. In quel lasso di tempo però, la terra ha continuato a girare e quando abbiamo ripreso la ragazza, e quindi la distorsione è terminata, lo sfasamento ha creato un’immagine del paese, vuota, ad una distanza che è uguale a quella che la terra aveva intanto percorso in quel lasso di tempo. Capite?”
Gli sguardi dei tre ragazzi erano persi. Vuoti. Non capivano un accidente di quello che stava dicendo loro. Dai loro occhi traspariva solo paura e rassegnazione.
“Dai vostri sguardi capisco che è difficile comprendere per voi e allora cercherò di spiegarmi meglio, in maniera più semplice. Voi sapete che la terra gira giusto? Allora, per farvela breve, è come se qualcuno avesse preso le nostre case e le avesse sospese sopra la terra all’inizio della distorsione temporale, quando la ragazza è scappata, e le avesse lasciate sospese nel vuoto per tutta al durata della distorsione stessa. E poi, alla fine, le avesse ridepositate sulla terra. Ma durante quel lasso di tempo la terra ha continuato a girare e tutti gli oggetti presenti sulla superficie della terra si sono spostati seguendo la rotazione terrestre. Tutti tranne le nostre case. Per cui alla fine, il luogo in cui sono state depositate non era più quello da cui sono state prelevate. Ecco perché ieri avete visto il paese lontano da qui e oggi invece lo vedete proprio qui dove è sempre stato. E’ una cosa difficile da capire ma vedrete che stando qui con noi capirete molte più cose di quanto non crediate. Lo so che le vostre menti sono terrorizzate da tutto questo e capisco anche che risulti incredibile, ma è la verità.”
Concluse quindi il sindaco con il solito benevolo sorriso.
“Ma perché proprio ora?” chiese Derry con un filo di voce.
“Perché? Certe cose non hanno un perché, ma avvengono quando qualcuno lo decide. E noi non siamo in grado di poter discutere quello che è deciso. Il vostro destino era già segnato prima che partiste. Era già deciso che voi partiste con pochi viveri. Era già segnato che vi perdeste durante il viaggio. Ed era segnato che arrivaste qui da noi. E non avreste potuto opporvi in nessun modo.”
Queste ultime parole lasciarono dentro di loro uno stato di tristezza e di angoscia senza limiti.
Poi l’uomo proseguì.
“Ma ora vi prego non roviniamo la festa. Usciamo e uniamoci agli altri per celebrare il vostro arrivo. Stasera abbiamo altre visite e dobbiamo far presto. Come vedete sono molte le persone che arrivano qui ogni giorno. E noi dobbiamo essere sempre pronti ad accoglierle.”
Detto così, aprì la cella della donna che aveva ascoltato tutto il discorso. Questa uscì dalle sbarre con il capo reclinato per la vergogna di quello che aveva fatto ai tre ragazzi, senza avere il coraggio di guardarli in faccia.
Derry le si avvicinò poggiandole le dita della mano sul mento e sollevandole il viso. Aveva un volto dolce, bellissimo, quasi angelico.
Si fissarono per qualche attimo negli occhi con uno sguardo vuoto. Vuoto, ma senza rancore.
Uscirono dalla casa dirigendosi sconsolati al centro del paese, in fila dietro il sindaco.
La festa stava iniziando, la gente stava scendendo tutta in strada per dare loro il benvenuto.
Per festeggiare l’arrivo dei tre ragazzi.
E alla fine anche loro si sarebbero uniti con gli altri per festeggiare … i prossimi.

Tags: thriller

3 Commenti

Franca Comment by Franca on June 8, 2008 at 6:21pm
Allucinante! Menomale che tra i morti c' è una ragazza dal volto angelico.
Si possono sposare, i morti? O, almeno, vivere insieme felici, per sempre?
Grazie Benedetto. Grazie a te ho passato la domenica in compagnia. Qui dormono tutti. Un abbraccio. Franca.
Benedetto Comment by Benedetto on June 9, 2008 at 10:44am
Sono contento di averti fatto passare una domencia piacevole col mio racconto.
Come già sai, mi piace molto pastricciare col tempo e in questo racconto mi ci
sono divertito un po'..:-)))

Ciao
Benedetto
Franca Comment by Franca on June 9, 2008 at 11:30am
Già. il tempo. E' un mistero. Se ne è occupato anche sant' Agostino. Un abbraccio. Franca.

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