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Una brutta favola

Quando ero bambina mia madre mi raccontava una favola che non mi piaceva. No, proprio non mi piaceva. La storia era questa. Una donna aveva sposato un vedovo che aveva una figlia, Lisa. Anche lei aveva avuto una figlia dal vedovo, Alice che era la sua prediletta mentre Lisa veniva sistematicamente umiliata e offesa. La famiglia era povera e a Lisa toccava no tutte le faccende domestiche, compreso il bucato che andava a fare nella fontana situata appena fuori del paese. Un giorno, mentre risciacquava i panni, a Lisa cadde il sapone negli abissi della fontana.
Lisa si mise a piangere disperata, sicura che la matrigna l' avrebbe duramente rimproverata e, forse, picchiata. Dopo molte lacrime passò una vecchietta che, appreso il problema della ragazza. Le dsse: “Vieni a casa mia. Ti darò un bel pezzo di sapone” . Lisa la seguì e, quando arrivarono alla casa della vecchi, questa si trasformò in una bellissima fata. Lisa rimase esterrefatta e lo fu ancora di più quando la fata la condusse in una splendida stanza, aprì un armadio e le disse: “ scegli il vestito che vuoi”
“ Oh, per me va bene un vestito qualsiasi” E scelse il vestito più brutto.
La fata, con un sorrisetto compiaciuto, le consegnò il vestito più bello .
Poi fu la volta delle scarpe. Lisa scelse le scarpe più brutte ed ebbe un magnifico paio di scarpe. Andò nello stesso modo per tutti gli altri capi di vestiario e , alla fine, Lisa, specchiandosi, vide una ragazza elegantissima
che avrebbe primeggiato nei salotti buoni non solo del paese ma anche in quelli della grande città non lontana. Quando la congedò, la fata disse a Lisa: “ Prima di arrivare a casa sentirai cantare il gallo. Non ti voltare”.
L' obbediente Lisa, quando il gallo cantò, non non si voltò e, prodigio!,
le si posò sul capo una stella lucente.
Quando arrivò a casa, la matrigna, per poco, non morì di rabbia. M si contenne e disse ad Alice: “ Domani andrai tu a fare il bucato” Alice andò e, avendo sentito tutto il racconto di Lisa sulla straordinaria avventura che le era capitata, lasciò cadere, di proposito, il pezzo di sapone negli abissi della fontana. Successe tutto quanto era successo alla sorellastra.
Quando Alice si trovò davanti alla meraviglia di vestiti appesi alle grucce dentro l' armadio, sgranò gli occhi e attese la domanda della fata, domanda che arrivò puntualmente. Alice allungò il braccio e puntò il dito sull' abito più bello. Al colmo dello sgomento, Alice si vide consegnare l' abito più brutto, quasi uno straccio. Andò nello stesso modo con tutto il resto. E quando sulla via del ritorno a casa Alice, triste oltre ogni dire, sentì cantare il gallo non obbedi, carica di rabbia come era contro la fata, Pagò cara la sua ribellione: sulla fronte le spuntò una lunga coda d' asino.. La favola, se non ricordo male, finisce qui. Non so se in quei tempi antichi ci fossero i chirurghi estetici e non so immaginare come fu risolto il problema della coda d' asino. La morale della favola dovrebbe essere: le ragazze devono essere modeste e obbedienti. Magari la favola l' ha scritta un autore famoso
ma qualcosa, di questa favola, non mi quadrava da piccola e non mi quadra adesso che sono vecchia. Non mi azzardo a dire che quella morale aveva un forte, subliminale, marchio maschilista. Dio me ne guardi ! Mi accusereste di essere faziosamente ideologica. Dirò soltanto: “ Ma, Alice era tanto stupida da non capire , alla prima mossa della fata, come funzionava il gioco?” Beh, un' altra cosa vorrei dire. Perché dare un' immagine così negativa delle matrigne? Perché mettere nel cuore delle bambine il terrore che gliene possa capitare una? Con questo seme velenoso nel cuore non ne risente anche l' amore per il padre? Tanto più che, nella favola, il padre, di fronte alla sofferenza della figlia, non batte ciglio.
Insomma, io vi ho raccontato una favola che non mi piaceva da bambina e che non mi piace nemmeno adesso ed ho cercato di dirvi anche il perché.
Secondo voi, questa benedetta favola, è educativa o no?

Tag: fiaba

Commento

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Daniele Commento da Daniele su 12 Novembre 2009 a 9:13
E' una di quelle favole che ci aiuta a comprendere le ingiustizie della vita e degli uomini.
Benedetto Commento da Benedetto su 12 Novembre 2009 a 8:41
La favola richiama molto quella di Cenerentola, con la matrigna e le sorellastre. Hai ragione sul fatto che mette in pessima luce la figura della matrigna quando invece non tutte le matrigne sono come quelle delle favole. Ma dall'altra da anche un insegnamento più profondo che è proprio quello dell'umiltà.
In tutte le favole ci sono degli elementi brutti (vedi anche Pinocchio), ma l'importante è saperne estrarre gli aspetti che ci aiutano a crescere.

Un abbraccio
Benedetto
Franca Commento da Franca su 11 Novembre 2009 a 23:03
Cara Maria Luisa, già a quei tempi il maschilismo mi offendeva . E non ero che una bambina.
Maria Luisa Commento da Maria Luisa su 11 Novembre 2009 a 22:56
Secondo me la favola è discriminante. Tutte queste donne in conflitto tra loro e un padre, unico uomo, che assiste "senza battere ciglio". C'è l'esempio di umiltà che non guasta, ma lo vedo troppo estremizzato. D'altronde erano altri tempi, e l'uomo era effettivamente maschilista. Di riflesso, anche le fiabe rispecchiavano quella cultura.

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