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Su richiesta di Dakin: "I vecchi Borghi" Prima parte

Negli anni trenta il piccone mussoliniano si abbatté sulla famosa spina che formava i due vecchi borghi. Borgo Nuovo e Borgo Vecchio. Da Piazza Pia la lunga sequenza di palazzi, alcuni dei quali veri capolavori architettonici, correva dritta verso Piazza S. Pietro formando le due vie che sboccavano nella bellissima Piazza Rusticucci contornata da vecchi palazzi color ocra e frequentata da turisti e soprattutto dai residenti, i "borghiciani". Piazza Rusticucci era un gioiello, splendido per l'armonia in cui si componeva la varietà di volumi, superfici e colori. Sempre molto animata, era la degna anticamera di S. Pietro sulla quale direttamente si apriva. Vi sostavano in permanenza le carrozzelle a cavallo guidate da vetturini
dalla lingua svelta, bonaccioni e scanzonati. Il ristorante Europeo che godeva meritatamente la fama di garantire una cucina ricca e rigorosamente romanesca, era il luogo dove i "borghiciani" festeggiavano con memorabili pranzi feste religiose e avvenimenti privati. Caffè e negozi di articoli religiosi si affacciavano discretamente e gioiosamente sulla piazza.
Il "genio" di Mussolini, abbattendo la spina, non compì soltanto uno scempio architettonico e urbanistico, ma anche uno scempio umano, disperdendo una comunità civile complessa ma aggregata, portatrice di pregiudizi ma anche di valori, ricca di molte virtù e di qualche vizio. Una comunità, comunque, molto vitale. I "borghiciani" si conoscevano tutti, direttamente o indirettamente. Erano capaci di grandi gesti di solidarietà ma non erano esenti da invidie e gelosie.
Nonostante fossero tutti popolani, come si diceva allora, tenevano a conservare, più sul piano teorico che su quello pratico, gerarchie sociali fatte a loro misura e secondo loro criteri. Gli abitanti di Borgo Nuovo, che era più bella di Borgo Vecchio, si sentivano un gradino più su di quelli dell'altro Borgo. Poiché le due vie avevano molti negozi, la gerarchia investiva anche i commercianti: i macellai si consideravano più dei "fruttaroli", i merciai e i negozianti di stoffe più dei macellai e dei "pizzicaroli",gli orefici e i venditori di oggetti sacri più di tutti gli altri.
I frati di S. Maria in Traspontina sfuggivano a qualsiasi catalogazione sociale.
Rispettati da tutti i borghiciani, erano tuttavia trattati con familiarità e confidenziale disimvoltura. Non c'era famiglia dei Borghi che non avesse avuto a che fare con qualcuno di loro o per aggiustare qualche matrimonio traballante o per combinarne qualcuno o semplicemente per aver trovato, attraverso i frati, pellegrini o turisti a cui affittare un pezzo di casa.
All'epoca del sindaco Nathan i Borghi si erano divisi: una piccola minoranza anticlericale si era schierata a suo favore, mentre la maggioranza papalina vedeva in Nathan una specie di Anticristo venuto a tentare una fede in verità non molto profonda, basata più che sull'interiore convincimento su abitudini e consolidate tradizioni. Il più accanito contro il sindaco era il vecchio sor Pietro, un uomo sanguigno e compagnone che il 29 giugno, festa di S.Pietro, mandava in molte botteghe di commercianti suoi amici grossi bicchieri di granite di caffè con panna.
Il rancore del sor Pietro verso il sindaco divenne presto una specie di umoristico mito che contagiò perfino i frati. Frà Andrea, il sacrestano, si divertiva a stuzzicarlo: quando la mattina di buonora lo vedeva comparire in chiesa, lo accoglieva con un: "E allora, sor Pietro, che ne dite del sindaco?" "'Tacci sua"- rispondeva, cupo, il vecchio. La storia durò un bel pò fino a che non la fece finire il parroco, ammonendo bonariamente frà Andrea. La Traspontina non era l'unica chiesa dei Borghi. C'erano S.Lorenzino, S. Angelo e S. Giacomino. Questa si affacciava su Piazza Scossacavalli che congiungeva per un breve spazio Borgo Nuovo e Borgo Vecchio e che aveva al centro una fontana tanto bella da imporre rispetto al piccone di Mussolini. Infatti fu smontata e ricomposta in una piazza romana davanti a S. Andrea della Valle.
Mattina e sera le campane delle chiese facevano sentire le loro voci, voci acute e rapide come quella di S. Giacomino, pacate e gioiose come quella della Traspontina, basse e solenni come quella del campanone di S. Pietro. I "borghiciani" sentivano parlare le loro campane. "Polenta fritta, polenta fritta!" - annunciava
S. Giacomino. " 'N do se venne?, 'n do se venne?" chiedeva la Traspontina. "In boorgo, in boorgo!" - rispondeva il campanone.

Tag: narrativa

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Franca Commento da Franca su 13 Ottobre 2009 a 13:31
Grazie a te, Benedetto, mio caro conterraneo. Ciao. Franca
Benedetto Commento da Benedetto su 13 Ottobre 2009 a 13:02
Sono sempre spelndide queste immaginiche ci riportano indietro. Ti fanno respirare l'atmosfera di allora.
Personalmente rimanco a volte incantato davanti a certe stampe antiche, non solo di Roma.

Grazie Franca per avercele mostrate.
Un abbraccio
Benedetto
Franca Commento da Franca su 13 Ottobre 2009 a 12:09
grazie, Renzo. Tengo molto a questo racconto perché mi ricorda la mia infanzia. Sono nata in Borgo Nuovo e ci sono rimasta fino a quando la megalomania di Mussolini demolì la spina dei borghi. Questo racconto che ho diviso in parti, ha ottenuto una segnalazione a un importante Concorso indetto dal Comune di Roma in memoria del Sindaco Petroselli. Ciao. Franca
Franca Commento da Franca su 13 Ottobre 2009 a 11:56
GVrazie, Renzo. Sono molto affezionata A
Renzo Montagnoli Commento da Renzo Montagnoli su 13 Ottobre 2009 a 11:17
Che bell'articolo! A me piacciono queste storie del tempo andato, quando i borghi erano comunità a misura d'uomo, una sorta di paesini in una grande città, ed era molto più facile di oggi conoscersi, fare vita in comune.
Franca Commento da Franca su 13 Ottobre 2009 a 10:49
Grazie, Dakin. Posto la seconda parte.
dakin Commento da dakin su 13 Ottobre 2009 a 9:24
Bello condividere queste pagine di vita, in fin dei conti ognuno di noi ha un archivio simile nei propri ricordi, ognuno ha un suo paesino o città o quartiere, che il tempo ha rimaneggiato, come ha rimaneggiato le persone. Ora quelle piccole battute, quei riti scanzonati, quelle piccole rivalità non esistono più. Esistono liti condominiali, intolleranza, insoddisfazione. Probabilmente manca un filo conduttore comune, creato dal tempo e dalla convivenza.
Franca Commento da Franca su 13 Ottobre 2009 a 5:49
Che meraviglia! Grazie, Legend. Ti abbraccio. Franca.
Legend Commento da Legend su 13 Ottobre 2009 a 3:48


Guarda cosa ho trovato nel mio archivio
Franca Commento da Franca su 12 Ottobre 2009 a 23:17
La casa dove sono nata era proprio davanti a questa chiesa: Santa Maria in Traspontina.

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