Dovrò vedere una casa mezza vuota. L’ armadio e i cassetti troppo grandi per le mie cose. Come fa a pensare che si finisce tutto così. Tutto. Una vita. Quella grandissima stronza.
Non posso stare così, senza di lei. Ha detto che se ne vuole andare. Come fa a dirlo,
poi.
Non capisce quello che vuol dire andare via, stare sola. Sembra decisa, certo, ma poi, dopo un giorno, dopo un’ora, dopo un minuto fuori da questa casa, lontano da me, non saprà perché ci ha creduto così. Avrà voglia di tornare. Gli mancherò. Ma io non mi faccio trovare qui. Si deve immaginare che sto con un’altra, che già me la sono scordata. Che non me ne frega un cazzo. Stronza! Che gli devo dire più di quello che le ho detto. Me lo sta facendo apposta. “Sei cambiato”. E che cazzo! Ma perché, tu pensi di essere la stessa di allora? Ma ti sei vista bene? Per me sei sempre più bella. Ti amo perché non la trovo neanche se giro tutta la terra, una come te. Non c’hai più vent’anni, e lo sai pure tu, ma gli anni che sono passati, ci appartengono. Non sono rughe. Il tempo trascorso non è qualche chilo di più (mio, perché tu ci tieni alla linea). Il tempo è diventato un bagaglio enorme, pieno dei nostri ricordi.
E i nostri ricordi sono le risate, le arrabbiature, la gelosia, inutile negarlo, più la mia che la tua.
Ora che te ne vai, diventa tutta roba inutile che non si può scordare mai, e proprio per questo farà male.
E’ proprio una stronza. Cosa vorrebbe che facessi?
Come quando eravamo a Napoli, quando lei si è incazzata perché era convinta che fissavo una. Potevo dirle la qualunque, non mi credeva, neanche per pietà. Io l’ho guardata quella: c’aveva due gambe, che le vedi solo alla televisione, ma che vuol dire? E’ stato un secondo!
E per non rovinarci la vacanza, ho fatto qualcosa che lei non si aspettava. Per lei mi sarei reso ridicolo anche davanti a milioni di persone, avrei fatto qualunque cosa. Fortuna che, in quel localino in riva al mare, non c’era tutta l’Italia. C’erano un chitarrista e un pianista. Animavano la serata rovinando canzoni di Vasco, di Battisti, di Dalla. Mi bastava che conoscessero solo una canzone. La nostra canzone.
Me la ricordo ancora la sua faccia, quando tornando dalla toilette, mi vide sopra il piccolo palco, fra il chitarrista e il pianista, mentre cantavo col microfono in mano, stonato più che mai. L’effetto era assicurato. Lei, imbarazzata, si mise seduta.
Mi guardava, un po’ piangeva, un po’ rideva. Le piaceva questo di me: avrei fatto di tutto per lei e lo sapeva benissimo.
Che stronza. Non se le ricorda più queste cose. Crede che io sia un’altra persona, che non sia più capace di stupirla. Vorrei vederla, che faccia farebbe se mi vedesse sul cornicione, lì in alto, in bilico, e mi sentisse urlare “Ti amo!! Se te ne vai mi ammazzo!!”
Non mi ammazzerei sul serio. Farei solo finta. Le metterei addosso la paura di perdermi davvero, per sempre, irrimediabilmente. Forse capirebbe che mi vuole ancora bene. Di sicuro gli passerebbero dalla testa tutte le stronzate che dice.
Ma si! Fingo di voler morire! Se avessi un chitarrista a portata di mano lo userei per cantargli di nuovo la nostra canzone in piazza, o all’uscita dal suo ufficio. Farei una figura di merda. Non uscirei di casa per anni, dopo. Non c’ho più vent’anni neanche io. E poi qui non siamo turisti di passaggio, qui ci viviamo tutti i giorni.
Invece, la finestra del bagno è perfetta! Si affaccia sul cortile interno. Da lì non entra mai nessuno, solo lei per parcheggiare lo scooter. Non mi vedrà nessuno, tranne che lei.
Ho studiato tutto nei minimi dettagli. Beh, più o meno, perché non ho tempo. Fra poco torna e se non la becco a quest’ora lì sotto, non la becco più! Poi prenderà le sue cose, come ha detto ieri, e se ne andrà.
Se si cade dal terzo piano si può morire? Ma io non devo mica buttarmi!
Per maggior sicurezza, mi allaccio alla cintura dei pantaloni con una corda. La corda la lego alla colonna del bidè, che è più vicino alla finestra. La cintura è coperta dal maglione, non si può vedere.
Ok. Mi siedo fuori dalla finestra. E’ altino visto da qui. Ormai lo sto facendo. E’ questione di cinque minuti. Il posto dove lei lascia lo scooter è ancora vuoto. Il vuoto aspetta lo scooter e il coglione seduto al terzo piano, con le gambe fuori da una finestra, aspetta lei. Mi viene da vomitare se guardo giù. Se non torna entro cinque minuti, me ne torno dentro.
E’ solo questione di poco, resisti! E’ come le recite di Natale di quando ero bambino: mi sentivo di un ridicolo! In cinque minuti e poche battute la sorprendo, le faccio piangere due lacrimucce, e questa se la ricorderà fino alla morte.
Il portone si è mosso. E’ lei che lo apre! Fra poco sentirò il rumore del suo motore.
Ma quanto ci mette. Cazzo! E’ la Signora del piano terra, quella vecchiaccia odiosa. L’unica è sperare che non guardi in su. Ormai non faccio in tempo a rientrare. Vai! Vai dritto, porca …. M’ha visto. Lo sapevo.
<<Ahhh!! Si vuole buttare!!>>.
<<No, Signora, vada, vada a casa, tranquilla>>. La vecchia si è già precipitata in strada a lanciare l’allarme.
Porca miseria! Se rientro non mi vede nessuno. La prenderanno per quella vecchiaccia nevrotica e bisbetica che è! Non si riapre. La finestra è bloccata. Come cavolo ha fatto ad incastrarsi. Forse è la corda che la blocca. Se spingo un po’ di più perdo l’equilibrio e cado di sotto. Riecco la vecchiaccia. S’è portata dietro altra gente.
<<Non faccia gesti insensati! Per carità>> dice un uomo in giacca e cravatta.
<<O Madonna mia! Questo s’ammazza!>> una ragazza col bimbo nel passeggino.
<<No, non m’ammazzo. Prendevo una boccata d’aria. Ah ah ah!>>.
<<E’ impazzito! Scherza pure. Sta delirando!>> dice la vecchia. <<Signora, non mi fraintenda, ma si faccia i cazzi suoi, eh.. vada, vada a casa sua. Pure voi, andatevene!>>.
<<Non la lasceremo solo. Lei non è solo!>> dice il prete. Pure il prete della chiesa qua accanto è venuto. E che cazzo! Qua finisce male. Tutto questo casino non l’avevo considerato. Tutta colpa di quella là! Brutta vecchia! Ci credo che non se l’è voluta sposare nessuno!
<<Fra poco le porteranno una scala. Sale il pompiere, l’aiuta lui a scendere>>.
<<No, il pompiere no!>> Se mi vedono legato penseranno che sono pazzo: uno che si vuole suicidare non si lega così stretto,e uno che non si vuole suicidare non si siede così su una finestra al terzo piano.
<<Rientri da solo, non faccia così, la vita è bella>> la vecchia.
<<Mi creda, in questo momento, guardandola, mi viene difficile pensarla così>>.
Fra la gente che mi osserva dal basso, sono sempre gli stessi a parlare, ad incoraggiarmi: il prete, l’uomo in giacca e cravatta, la ragazza col bimbo nel passeggino e la vecchiaccia (ormai la detesterò per sempre, se non muoio oggi). Tutti gli altri osservano, parlano fra loro, non sono d’aiuto e non vogliono esserlo. Stanno solo assistendo a qualcosa che, poi, potranno raccontare agli amici o ai parenti.
Sembrano gufi! Vogliono solo vedere come va a finire. Ma che! Non gli fa neanche schifo il pensiero di vedere un uomo che schiatta a terra da un volo di tre piani? Che bastardi!
E’ arrivata finalmente lei.
Rimane sorpresa da tutta quella gente che si è riunita nel cortile, che di solito è deserto.
Poi guarda in alto, perché tutti guardano in alto, verso di me.
<<Oh Signore Santissimo! Che fai lì?>>.
<<E’ la moglie? Lo convinca lei, o si ammazza>> dice la ragazza col bimbo.
Bene. Ormai, se non voglio fare la figura del coglione, devo recitare la mia parte, un po’ meglio di quello che credevo, perché ora c’è pure il pubblico.
<<Io non ce la faccio. Non resisto al pensiero che te ne vai>>.
<<Scendi da lì . Anzi, no! Rientra dentro! Non mi far morire di paura!>>
E certo, stronza. Se non fossi rimasto chiuso fuori, secondo te avrei fatto divertire tutta questa gente sulla mia pelle per te? Ma tu non lo sai, e neppure loro.
<<Amore mio. Sto male. Malissimo. Non ce la faccio più …>>... a stare sul ciglio della finestra come pomodori da essiccare. Ho la nausea.
<<Perché non mi hai detto queste cose ieri. Sei un pazzo! E’ proprio da te fare queste cose. Anch’io ti amo!>>
E qui, a conclusione del suo commovente discorso del cavolo, la folla applaude per dimostrare il proprio consenso. Lo spettacolo è piaciuto. E’ valsa la pena per quei gufi aspettare altri dieci minuti. Certo, gli sarebbe piaciuto di più raccontare della mia testa spappolata.
<<E allora che fai ancora lì? Presto! Sali su! Vieni da me. Io ti aspetto qua. Non entro se non sarai tu, e solo tu a prendermi fra le tue braccia! Solo tu!>> ..e apri questa finestra del cavolo, mannaggia a me e a quando t’ho sposato!
Lei sorride. Parte di corsa su per le scale. Sento i tacchi sul marmo. La chiave nella porta d’ingresso.
I gufi ancora non se ne vanno. Forse sperano in un finale inaspettato, magari che io cada lo stesso e mia moglie che mi piange dalla finestra. Maledetti!
La finestra è completamente aperta. Le sue braccia circondano il mio stomaco, ormai completamente in subbuglio per la nausea che mi ha provocato l’altezza. Sono dentro. Lei mi abbraccia! Mi bacia il volto.
<<Amore mio. Ma come potevi pensare che io ti volessi lasciare. Sei la mia vita>>
Ma come? Me lo hai detto tu ieri, brutta stronza, che oggi facevi le valige e non ti avrei più rivisto! Dovrebbe aver pensato che sono completamente pazzo dopo questo. Invece di essere soddisfatto, sono deluso. Invece di scappare a gambe levate da me, mi sei avvinghiata addosso, felice, entusiasta.
<<Ma .. che cos’è questa corda? Ma … ti eri legato per non cadere giù? Era tutto per finta? >>
<<Si. Non mi ammazzo per te. Non mi ammazzo manco per mia madre, per mia sorella, manco per la beata Vergine Maria m’ammazzo! Ma vattene se te ne vuoi andare!! Vattene da quella vecchiaccia infame che è pure peggio di te, ecco perché non se l’è sposata nessuno!>>
<<La vecchiaccia? Vuoi dire la vedova?>>
<<Vedova!? C’è riuscita a mandare all’altro mondo il marito, poveraccio!! E pure tu, vuoi il sangue da me. E dillo che se non mi trovavi fuori dalla finestra, prendevi tutta la roba tua. Te ne saresti andata. Però se voglio morire per te, allora cambia tutto. Io per te devo stare male, soffrire. Sai che ti dico? Che voglio stare bene. Accanto a me voglio una che mi vuole felice e disposto solo a vivere per lei, non a morire! Me ne vado io>>
<<Ma che dici? Sei impazzito!!>>
<<Impazzito? Prova a stare mezz’ora fuori dalla finestra, a rischiare di morire per me, poi mi dici.>>
Tag: umoristico
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