Il cellulare squilla. Distesa sul mio lettino allungo pigramente la mano nella sacca da mare, senza spostarmi nemmeno di un centimetro. L’aggeggio giace sepolto sotto una quantità imprecisata di lozioni e creme protettive. Pesco invano. Gli squilli si susseguono feroci, mi alzo sbuffando e, mentre i vicini d’ombrellone cominciano a tifare per me, affondo il viso nella sporta.
Ce la farò a rispondere prima che "La cavalcata delle valchirie" cessi definitivamente?
All'ennesimo squillo di tromba aggancio il telefonino tirando un sospiro di sollievo:
- Pronto?
- Prooonto! Fa la voce dall’altra parte.
- Devo parlarti, è successa una cosa orribile!
E’ Mercedes, la mia amica.
- Ciao cara, finalmente ti risento! Già di ritorno dalle vacanze?
- Senti, ora non posso parlare, sei sola? Dimmi dove sei e ti raggiungo.
Il modo concitato che ha nel proferire le parole non lascia spazio all’immaginazione.
E’ incazzata nera.
- Sono in spiaggia, dolcezza, e prendo la tintarella unta e bisunta che è uno spettacolo solo a guardarmi!- Le rispondo languidamente.
- Scema, non è il caso di fare dello spirito, almeno non in questo momento.
- Arrivo tra dieci minuti!- e taglia corto, senza darmi il tempo di aggiungere altro.
Ricado sulla sdraio, strafatta di sonno.
Chissà cos’avrà da dirmi: forse non apprezza abbastanza la sua vita spensierata e il privilegio di avere un compagno che la circonda di premure e affetto? Non hanno avuto figli, ma non se ne crucciano. Trascorrono i week end e le ferie in un villino di loro proprietà circondato da boschi, in una nota località non troppo distante dalla città in cui risiedono. Ma cosa vuole di più dalla vita?
Sospiro nuovamente, lancio un altro spruzzo di acqua solare sulle gambe, chiudo gli occhi e mi addormento seduta stante.
* * *
- Ti rendi conto?
Mi sveglio di soprassalto e subito vengo travolta da una cascata di riccioli neri. Mi sta baciando a destra e a manca mentre sfila gli zoccoli di legno.
- Ciao Merz, sputa il rospo e non farmi stare sulle spine, dai!-
Lei per tutta risposta mi strattona un po’ invadendo il mio spazio col suo abito svolazzante, io mi faccio piccola stringendomi le gambe tra le braccia. Sono scomoda in quella posizione e decido di cederle il posto col pretesto di offrirle una Marlboro. Infilo in bocca un pezzettino di chewingum e la guardo.
Il suo stato è visibilmente scosso e inizio a sentirmi davvero partecipe di ciò che sta per rivelarmi. Lei accende la sigaretta aspirando il fumo nervosamente, una boccata dopo l’altra.
- Mercedes, calmati, per favore. Vuoi bere dell’acqua? Guarda, ce l’ho nel termos, anche se forse a quest’ora si sarà riscaldata.
L’invito premuroso, in realtà, serve solo per interrompere il silenzio imbarazzante. Lei per tutta risposta comincia a raccontare.
-Ascoltami bene. Ieri sono ritornata nella nostra abitazione in città, perché era tempo di innaffiare le piante. Durante la nostra assenza provvede Pinuccia, la signora delle pulizie, la quale mi aveva telefonato in mattinata preannunciandomi che non avrebbe potuto sbrigare quel servizio, quindi sono partita immediatamente dal borgo per venire a casa. Non ho pensato di avvisare Cesare, poiché lo sapevo impegnato, durante quelle ore, in una piccola escursione organizzata dal gruppo del CAI.
Prendo l’auto parto e giungo a destinazione. Infilo la chiave nella serratura e mi accorgo, con stupore, che non gira. Provo due o tre volte e alfine desisto. Suono il campanello della vicina che interviene in mio soccorso e iniziamo ad armeggiare nuovamente. Niente da fare, la chiave non gira.
L’inquilina del piano sottostante, sentendoci parlottare, si affaccia dalla rampa. Ora siamo in tre. A un certo punto una delle due sbotta inorridita:
- Saranno mica i ladri in casa che si son chiusi dentro?
Io lancio un urlo per tutta risposta. Le brave donne mi guardano.
- Può essere, fa l’altra.
- Oddio, allora, la prima cosa da fare è chiamare la polizia! Polizia, polizia- vado ripetendo inebetita quando, all’improvviso, sento una voce sommessa provenire dall’oltretomba…anzi, no dall’interno…della mia abitazione.
- Chi eeeè? Fanno le due brave donne in coro.
- Chi eè?...- ripeto io- … Ma…la riconosco: sembra proprio la voce di Cesare!
Ci scambiamo una rapita occhiata e, alquanto sollevata, congedo le brave donne ringraziandole per il disturbo arrecato.
M’infilo dentro e resto basita. Lui, avvolto nell’accappatoio candido, se ne sta appoggiato allo stipite della cucina.
- Toh, questa è bella! E tu, cosa ci fai qui?
- E lui:
- Potrei dire la stessa cosa?
Intanto l’occhio mi cade a terra, dove noto un mucchietto di panni che hanno tutta l’aria d’essere stati appena smessi.
- Devo innaffiare le piante. Tu piuttosto, a quest'ora non dovevi essere a scalare una parete rocciosa??
Cesare con aria evasiva mi fa:
- Un contrattempo, non se n’é fatto più nulla e così ho deciso di venire direttamente in città per cercare gli scarponi che mi occorrono e che avevo dimenticato in cantina. Non ho proprio pensato di avvisarti.
Sfila l’accappatoio, il suo corpo è nudo quando si china per raccattare svelto jeans e maglietta. Ficca un piede nel pantalone e comincia a saltellare con l’altro, perde l’equilibrio e per poco non schianta di faccia.
Lo guardo divertita:
- Cesare, ti senti bene?
- Perché?
- Com’è che hai messo su i jeans senza gli slip? Guarda un po’ dove sono-
e indico con lo sguardo in quella direzione.
Lui per tutta risposta: toglie i pantaloni, infila le mutande e di nuovo i jeans. I suoi gesti sono… come dire… meccanici.
- Ecco, mannaggia. Mi stai facendo agitare!
- Non ne vedo il motivo- aggiungo serafica.
Lo squadro con attenzione guardandolo dritto negli occhi
- Piuttosto , oh dì mò…com’è che ti eri chiuso dentro?
- Temevo giungesse la domestica. Sai, ero nudo sotto la doccia.
Il suo sguardo è diventato vitreo e io incalzo:
- Doccia? Potevi girare la serratura...e com’è… che i tuoi capelli sono ben asciutti?
Farfuglia qualcosa con frasi sconnesse e salivazione azzerata:
- Mi stai facendo il terzo grado! Su, sbrigati ad innaffiare le tue piante e tornatene a casa, ci vedremo stasera.
- A caaasa? Ma io “sooono” a casa- gli sussurro con voce angelica,- dimentichi che questa è la nostra “casa”? L’altra, è solo una bicocca dove trascorriamo i fine settimana o le nostre ferie!
Non seguito oltre e mi dirigo verso il lungo corridoio interno che dà nelle camere, con l’intenzione di entrare nella nostra.
Lui mi segue in silenzio, in evidente stato confusionale, poi all’improvviso rinsavisce e, prendendomi di scatto per un braccio, mi obbliga a cambiare direzione guidandomi verso la cucina. Lo assecondo zitta e docile e intanto rifletto.
Ho bisogno di pensare. Entriamo e lui subito chiude la porta. Ora lo osservo con un certo sospetto e prima che possa realizzare con orrore una verità che potrebbe rivelarsi scioccante, lui mi fa:
- Siediti, ho bisogno di parlarti.
- Bèh, dico io incrociando le braccia e usando un tono acido, mentre avverto un impercettibile crampo allo stomaco, sarebbe ora...!
- Coraggio figliolo, parla, ce la puoi fare...
- Sai, è successa una cosa sconvolgente…
- E CIOE’?
Lui esita…gira lo sguardo altrove, vaga con gli occhi quasi a voler cercare le parole e poi scrollando il capo esclama costernato:
- …M’ HANNO RUBATO LA PORSCHE, in garage non c’è più!!!
La notizia mi spiazza.
- La Porsche…! Ripeto come un’ebete…
* * *
Mentre Mertz parla, io sono completamente rapita dal suo racconto. Afferro il termos e svito il tappo meccanicamente, pendo letteralmente dalle sue labbra. Mercedes accetta il misero bicchiere d’acqua e non si avvede che ormai è diventata una specie di broda calda, beve tutto d’un fiato. Mi restituisce il bicchiere vuoto quasi in catalessi.
- Calmati Merz, mi stai facendo morire…- è l’unica cosa che riesco a dirle e lei, come se non mi avesse udita, riprende:
- Gli hanno rubato la Porsche e ti giuro, in quel momento, pensavo tra me e me che la cosa ci potesse stare. Ecco perché è impazzito, mi dicevo, gli hanno rubato la Porsche!-
Quante volte si leggono fatti di cronaca legati a raptus o choc capaci di scatenare gesti inconsulti? I sintomi sono proprio simili a quelli di Cesare. Un raptus della follia!
Spesso Mercedes è ingenua oltre ogni limite. Prendo le sue mani e comincio ad accarezzarle mentre lei continua, persa in quel soliloquio che non oso più interrompere.
-Una specie di sesto senso, però, mi dice che... devo tornare sui miei passi. Quindi, con una finta colossale, dribblo a sinistra, giro attorno al tavolo e lesta sguscio fuori dalla cucina correndo in direzione della nostra stanza. Entro e trovo il letto ridotto ad un campo di battaglia!
Sono furibonda e grido:
- Anche questo è una conseguenza del furto subito? e lui piaghiucolando mi fa:
- Mercedes, so che può sembrare strano, ma ero talmente sconvolto che sono venuto a piangere sul letto. Lo giuro! Ho preso a pugni il cuscino e poi l’altro, ho aggrinzato le lenzuola, le ho strattonate per il dolore mentre mi contorcevo. Mi sono strappato persino i capelli, guarda!
- Ah sììì, è perciò che hanno cambiato colore? E quel rotolo di carta igienica sul comodino che ci fa?
- Per asciugare le mie lacrime e soffiarmi il naso, vedi? C’è ancora la carta…e lesto afferra il mucchietto appallottolato e si precipita in bagno a gettarlo nel water. Resta ipnotizzato dinanzi ai vortici dello sciacquone che inghiottiscono il malloppetto mentre io, non so perché…mi sento montare da una rabbia in corpo e non resisto alla tentazione di mollargli un sonoro ceffone che, giuro, lo coglie di sorpresa. Lui tramortisce e per tutta risposta, completamente abbacinato mi fa:
- Io non ho fatto nulla di male, non ci sono nemmeno prove. Stai fraintendendo, non hai capito nulla di me... Ah…la mia povera Porsche! Bastardi!
- Te lo do io il bastardo!
- Dimmi dov’è?
- Chiii?
- La troia!
- Ma sei impazziiita?
- L’hai nascosta sotto il letto? Oppure s’è ficcata dentro qualche armadio?
- Tu sei pazza! Adesso ho le prove. Manicomio, manicomio!
- Ok, mi toccherà perlustrare tutta casa!
Comincio il giro d’ispezione. Apro e chiudo le porte, sbatacchio ante e sollevo letti.
“Fracchia”, improvvisamente ammutolito è alle mie spalle e pare aver perso tutta la sua baldanza. In compenso io monto sempre più e adesso sembro proprio un’invasata!
* * *
Non so perché, sarà per via della scena che immagino, sarà per quel fare tragicomico che ha Merz nel raccontare le cose…ma istintivamente mi copro la bocca con le mani. Cristo, mi sta venendo da ridere! La mia amica del cuore sta vivendo un deja vu da incubo, è venuta da me per sfogarsi e io… sto per sbellicarmi dalle risate. Mi prende un moto convulso che, con autentico sforzo, riesco a malapena a controllare.
Mercedes intanto ritorna in sé e tirando indietro la massa di riccioli neri mi guarda di colpo, con un’espressione interdetta quasi percependo la mia distrazione:
- Mi segui?
- Certo cara..lui.. alle tue spalle…tu invasata! Ripeto pappagallescamente.
(In questo momento dovrei odiare me e quel bellimbusto di Cesare, non fosse altro per solidarietà con Merz, invece comincio a tifare per lui…)
- … e poi?
Mercedes riprende il discorso:
E poi…all’improvviso cambio idea, mi volto di scatto e osservo ironicamente:
- Ok, forse hai ragione tu…perche non andiamo a dare un’occhiatina in garage?
- Sì, sì tesoro, usciamo da questa casa.
Scendiamo le scale muti come pesci. Pesto i piedi come una rampogna e l’eco dei miei tacchetti si perde nella tromba delle scale fin giù da basso. A un certo punto, digrignando tra i denti, bisbiglio:
- Chissà se qualcuno è fuggito poc’anzi? Avrà fatto in tempo a rificcare anche lei la mutanda? Lui per tutta risposta, torvo e zitto.
Intanto nell’androne incontriamo Giovanni, il ragazzotto del secondo piano.
Cesare lo blocca e salutandolo in modo concitato gli fa:
- Hai saputo?
- Che cosa?- Risponde il giovane, ignaro.
- Mi hanno rubato la Porsche!
- Ma noo!
- Eh sììì! Fa Cesare scuotendo il capo:
- Una tragedia!
Io intanto seguo la conversazione muta e ricomincia il crampo allo stomaco…
- Dici sul serio? Ma com’è successo? Peccato, però. Era una splendida auto. Ti ho visto sai, andarci in giro qualche volta, un motore da sballo!
- Sì, un 911 SC, un vecchio modello di Porsche. Il sogno di una vita. Sparita, semplicemente svanita. Pensare che la tenevo come una reliquia in una teca!
Intanto ci portiamo dinanzi alla porta che dà nel nostro garage. Cesare tiene la mano sulla maniglia e continua a fornire ulteriori dettagli sul motore, animandosi un po’ e quasi dimentico dei brutti discorsi intercorsi tra di noi gli dice:
- Sai Giovanni, l’avevo comprata di seconda mano da un tizio di Milano, uno sfizio, da usare solo per i week end.
Lui, soppesando le parole appena udite e visibilmente partecipe, si accarezza la barba:
- Mbèh.. certamente da non prendere per recarsi in ufficio! Tutti i giorni no. Con quello che costa la benzina.
- Già…fa Cesare.
- Infatti…risponde il giovane inquilino.
La tiritera pare non avere più fine.
Si percepisce a pelle un certo imbarazzo, perché il tempo scorre e di fatto non accade nulla.
Allora provvedo io a sbloccare la situazione perchè tuono con una vocetta isterica:
- Allora, la vogliamo aprire questa porta, sì o no?
Cesare si decide e abbassa la maniglia di scatto: dentro il buio è pesto.
Accendo la luce e il locale s’illumina impietosamente: la Porsche, di un colore rosso fiammante è lì, a far bella mostra di sé. Intatta.
Giovanni ci guarda, poi rimira l’auto e fa un giro attorno ad essa. Forse nasce in lui la convinzione che a Cesare sia dato di volta il cervello e proprio per tenerlo a bada, come si fa con i pazzi a cui si dà sempre ragione, annuisce col capo:
- Eh, sì, è proprio una bella macchina! - poi gira i tacchi e si defila.
Il bastardo a quel punto esclama:
- Mercedes, tòh…che fortuna…
- Ma guarda un po’... me l’hanno riportata!!
* * * *
Mertz, giunta all’epilogo del suo dramma, scoppia in lacrime. Quanto a me, che dire? Mi sento assalire da un moto di commozione. Affondo con trasporto il viso tra quella folta chioma bruna e riccia e abbraccio la mia amica con trasporto per non farle capire che… ahimè, anch’io sto piangendo... ma dalle risa convulse.
Un racconto frizzante e piacevole. Però, cara shooraya, un po' di solidarietà alla povera Mertz potevi
concederla. Quella porta le corna e tu ridi. Ecchecavolo! Un abbraccio. Franca.
secondo me.....e premeditata sta cosa .....del modello di auto...per vedere se siamo attenti.....kmque....brava.....shoorava.....e se ti va di scrivere una sceneggiatura...per produrre un corto......visto che hai fantasia...qualità essenziale.....noi di francamente....possiamo produrlo....abbiamo un casting di riguardo in mezzo a noi.....se ne può parlare....
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