La macchina celeste si fermo' al lati del marciapiede.
Non poteva parcheggiare lì, pensò. C'era la fermata della otto.
Il passeggero alla guida spense il motore, l'altro iniziò a fissare nella sua direzione
La otto, da Campo Marzio a Roiano.
E poi c'era la sei che partiva da San Giovanni,davanti al manicomio e scendeva giù,giù,giù,via Giulia,via Carducci,viale Miramare ed arrivava a Barcola.
Ed era un tram, di quelli vecchi, mai cambiati, mai rimodernati dall'inaugurazione della linea alla fine del servizio.
E in estate aveva due carrozze, una al traino, sempre piena di ragazzi che andavano a fare il bagno al mare oltre i giardini pubblici che c'erano di fronte all'istituo per ciechi, e la motrice con il guidatore in testa.
E si parlava in dialetto su quel tram, solo in dialetto, ma come lì un pò dappertutto in città.
Perche quel rimbalzo di pensiero?che senso aveva?
C'era un senso, altrochè se c'era un senso.
Accovacciato a terra.
Come alcuni indiani delle sue battaglie i pomeriggi a casa, come lui allora mentre giocava,o seduto sulla soglia del collegio mentre aspettava che venissero a prenderlo.
La sua continuità,pareva quella la sua continuità di cose e fatti, il modo di estraniarsi e accovacciarsi nei pensieri.
Il dialetto lo conosceva bene.
Suo padre e sua madre, fra loro, si parlavano in dialetto lo sentiva in casa.
L'aveva imparato per questo ,ma a lui si rivolgevano in lingua, in italiano,l'aveva imparato per questo non perchè lo parlasse tanto spesso, coi suoi amici solo.
Ogni tanto incespicava su qualche parola come su qualche sasso, però la pronuncia e la cadenza si, quelle erano del posto.
Se ne accorse, eccome se ne accorse quando partirono e andarono a vivere a Bologna.
Le e, le o ,le a erano così diverse da quelle dei suoi compagni di scuola.
Aperte , troppo aperte, lo prendevano in giro,senza parlare della elle.
Ad un festa di compleanno, una volta, chiese un bicchiere di Coca Cola.
Nel pronunciare Cola la lingua schizzo' indietro in mezzo al palato, in alto, poi ricadde in basso con lo schiocco.
Risero tutti anche gli adulti.
Non capiva che cosa ci fosse di strano nel chiedere una Coca Cola, cosa ci fosse da ridere.
L' aveva detto anche abbastanza bene. Avessero sentito dirlo da un bambino sloveno o croato cosa avrebbero fatto? e lui non era certo un croato, era italiano, anche se lo chiamavano straniero.
Il suo cognome era italiano, senza k in mezzo o c finali con tante o che sembrava una liquirizia circolare che girava su se stessa e che finiva in una caramella piccola nel centro. Il suo cognome era proprio italiano non straniero.
Si esercitava nel dirlo e lo diceva bene.Stringeva la bocca a cuore, la lingua la teneva incollata in basso, non la muoveva quasi, e lo diceva con le o strette.
Ma poi tutto quell'esercitarsi che senso aveva.
Quando sarebbe tornato nel posto da dove proveniva avrebbe dovuto di nuovo esercitarsi, o magari solo lasciarsi andare nel parlare, senza costrizioni su come andava detta la cosa che doveva dire.
Eppure non era così semplice ,lì ,da quando se n'era andato lo chiamavano straniero,pure loro, pure i suoi amici ...lo straniero:-"fino a quando resti?"
Accovacciato a terra in quei pensieri gli sembrava che la chiave di tutto fosse lì.
Perchè, altrimenti, che senso aveva tutto, che senso, quale senso ?avere un filo lungo lungo a cui correre dietro?
Tutto quel filo da snodare per arrivare al cartone del gomitolo o alla plastica?
A volte poi il destino ti si presenta sotto forma di reazione ad un impulso banale.
Se non stai fermo poi , sei uno specialista dell'impulso, ti accorgi dopo, molto dopo che il destino ti si è presentato davanti ,magari ti ha dato la mano , ti ha guardato ,e tu non hai pensato a cosa fare due secondi dopo il primo speso a far l'inchino.
Chissà?
La macchina celeste ,l'otto, la sei .
Meglio mille dubbi che una certezza sola. Questione di quantità , di volumi,di cose in cui perdere tempo a giocare accovacciati nei pensieri.
Senza una certezza non vai in guerra,e lui le guerre le aveva sempre odiate, anche se coi soldatini , con gli indiani accovacciati ci aveva fatto lunghe battaglie
I mille dubbi ti portano a guardare gli altri .
Magari lasciarti guardare, salutare, e poi lasciarti andare al tuo destino di un incontro giusto ,o forse sbagliato.
La macchina celeste era spenta. L'otto tardava ad arrivare.Forse i due passeggeri avevano ragione ,non c'era pericolo d'intralciarne l'arrivo e la fermata.
Uno dei due a passo svelto gli si avvicinò:-"Documenti!"
Tag: surreale
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