scrivere pensare libertà
Cap 4
A quel punto la disperazione divampò dentro di lei devastante come un incendio, e chiudendo gli occhi si appoggiò singhiozzando con le braccia sul bordo.
“No, non è possibile. non è possibile. Non ci credo. Sto sognando!!” bisbigliò incapace di urlare. Incapace persino di provare rabbia, che ora sembrava essere soffocata dalla disperazione.
E dalla paura.
“Ma che cos’e? Chi è che mi sta facendo questo? Perché?” continuò a dire tra un singhiozzo e l’altro, senza riuscire a trovare la forza di risalire sul marciapiede.
Rimase in quella posizione per diverso tempo, quasi sperando che una volta aperti gli occhi si potesse ritrovare tranquilla nella sua realtà di tutti i giorni.
Ma invece non fu così.
E la sua realtà non era cambiata.
Per un attimo desiderò addirittura che potesse passare un convoglio in quel momento e la potesse investire in pieno per porre fine a quella tortura.
Ma dentro di sé sapeva che non sarebbe mai successo.
“Ma cosa sta facendo lì signora??”
Quella voce la colpì come un pugno allo stomaco facendole alzare la testa di scatto con gli occhi sbarrati dalla paura. Il cuore le saltò in gola soffocandola, mentre cercava disperata l’origine di quel suono.
E subito la riconobbe.
Riconobbe l’uomo che per due volte aveva visto prima e che per due volte aveva visto sparire sotto i suoi occhi.
Rimase a bocca aperta senza riuscire a spiccicare una parola, in preda ad un misto di sensazioni che si accavallavano dentro di lei.
“Non lo sa che è pericoloso attraversare i binari? Se passa un treno può immaginare in che condizioni la riduce. Venga subito fuori di lì, presto” proseguì l’uomo con tono calmo ma categorico, rimproverandola per essere scesa sui binari.
Audrie reagì a quella richiesta come un robot, dandosi la spinta con le braccia e risalendo su con un salto. Ma rimase imbambolata a fissare quell’uomo che sembrava apparso dal nulla. Perché ora era lì mentre prima aveva sempre preferito dileguarsi? Anche la seconda volta quando lo aveva chiamato?
Aprì la bocca per dire qualcosa, ma riuscì solo a balbettare frasi smozzicate.
“Ma … prima io l’ho vista …” iniziò a balbettare la donna “ … l’ho anche chiamata. Perché non mi ha risposto?...”
“Prima lei dice? E sicura di quanto sta dicendo signora? Prima quando?” rispose l’uomo, con un tono secco che mise a disagio Audrie, quasi le stesse dando della bugiarda o della stupida.
“Ma come prima quando? Prima, qualche minuto fa” replicò lei cominciando a spazientirsi dal tono di rimprovero che sentiva dalle parole di quell’uomo che oltre tutto non conosceva e non sapeva neanche chi fosse.
“Ah” aggiunse l’uomo poggiando il gomito sulla punta del manico della scopa e alzando lo sguardo al soffitto come se stesse pensando ”lei dice…qualche minuto fa?” proseguì quindi con un tono di scherno che fece saltare i nervi a Audrie.
“MA CHE MI SA PRENDENDO IN GIRO??” sbottò a quel punto la donna alzando la voce.
Ma l’uomo le rispose solo con lo sguardo, dimostrando di non gradire affatto il tono di voce con cui si stava esprimendo la donna. Audrie guardò fisso quegli occhi e rimase impietrita, sentendosi in imbarazzo e pentendosi di aver urlato in quel modo.
“Ma chi è lei?“ aggiunse quindi con tono più pacato.
“Chi sono io? Perché invece non mi dice chi è…lei?” ribattè l’altro guardandola sempre più fisso negli occhi.
“Senta, io non ci sto capendo più nulla e se non esco da qui penso che diventerò matta.”
“Diventerà … dice?” la interruppe lui, sempre con tono da presa in giro.
“Vuole dire allora che lo sono già diventata?”
“Ma no, no. Assolutamente no. Non sono così maleducato. Non volevo dire questo.”
“E allora cosa voleva dire? Si spieghi meglio.”
“Non sono io che devo dare spiegazioni a lei, ma è lei che deve dare spiegazioni a me.”
Quella frase le risuonò nelle orecchie molto strana e la lasciò decisamente interdetta.
“E’ quello che le stavo spiegando un attimo fa, prima che mi interrompesse. Allora, riprendiamo daccapo. Io stasera sono arrivata qui in stazione, e mentre scendevo le scale ad un certo momento ho avuto un piccolo giramento di testa e mi sono seduta su una panchina qui all’interno dei locali della metro. Quando mi sono risvegliata mi sono ritrovata senza orologio e ne desumo che qualche ladro me lo abbia portato via.”
“Un ladro?” la interruppe l’uomo.
“Si, un ladro. Come li chiama lei quelli che ti scippano un orologio dal polso?”
“Certo. Un ladro. Ma vada avanti. Cosa è successo dopo?”
“Quando mi sono rialzata, sono scesa qui al binario alla stazione 12-C e mi sono messa ad aspettare il treno. Siccome il tempo passava e il treno non arrivava, mi sono messa a guardare in giro se c’era qualcuno a cui chiedere informazioni sul perché di quel ritardo, e dopo poco ho visto lei per la prima volta. Ma lei si è subito defilato e non so come è scomparso nel nulla.”
“Esagerata!! Nel nulla addirittura??” scoppiò a ridere l’uomo “non sono mica n fantasma io, no?”
“Beh, fantasma o no io l’ho vista, e un attimo dopo non c’era più. Comunque ora non ha più importanza questo. Dopo un po’, mi sono scocciata di aspettare e ho deciso di uscire da qui e di tornare a casa a piedi, ma quando sono salita al piano di sopra mi sono ritrovata nello stesso piano da cui ero partita. Ero al piano ‘-2’ e salendo mi sono trovata di nuovo al piano ‘-2’. Sono salita ancora e mi sono ritrovata sempre allo stesso piano ‘-2’. Me lo sa spiegare lei come è possibile questo?” concluse Audrie guardando l’uomo quasi con atteggiamento di sfida.
“E cosa ha pensato quando le è successo questo?”
“Cosa ho pensato? Ho pensato o che stessi impazzendo o che qualcuno mi stesse facendo uno scherzo di cattivo gusto.”
“E poi? Vada avanti. Mi racconti il resto. Che altro è successo?”
“Poi, ho visto di nuovo lei e nonostante l’abbia chiamata più volte, lei si dileguato di nuovo, senza rispondermi.”
“Caspita!! Ma allora, se è davvero successo quello che mi sta dicendo, devo essere diventato proprio maleducato a non rispondere all’appello di una bella donna come lei che grida aiuto. Oppure devo essere diventato sordo.”
“Se fosse diventato sordo, allora adesso non potrebbe stare qui a parlare con me” rispose Audrie di getto, prima di cogliere un dettaglio nella frase appena detta dall’uomo.
“BRUTTO BASTARDO!!!” continuò di nuovo lei sbottando di rabbia “come fa a sapere che stavo chiedendo aiuto?? Io le ho solo detto che l’ho chiamata più volte e non che le stavo chiedendo aiuto. Come fa allora lei a sapere cosa stavo gridando se dice di non avermi sentito? Allora mi ha sentita invece e nonostante questo se n’è andato via??? BASTARDO!!! BASTARDO!!!” continuò ad inveire contro l’uomo alzando sempre di più il tono di voce e stringendo i pugni quasi a volerlo colpire con tutta la forza che aveva.
Ma l’uomo non sembrò reagire alla provocazione e le rispose senza aprire bocca, soltanto guardandola negli occhi.
Rimasero a fissarsi per qualche istante senza dire una parola. Quasi che quello sguardo fosse più significativo di mille parole.
Poi fu ancora Audrie a rompere quel silenzio e a riprendere la parola.
“Ma lei chi è? Perché mi fa tutte queste domande e perché si diverte a prendermi in giro? Ha forse architettato lei tutta questa messa in scena? E’ lei che si sta divertendo alle mie spalle?”
“Io non mi sto divertendo affatto. Le sto solo chiedendo di spiegarmi come mai si trovava in mezzo ai binari. Tutto qui” rispose l’uomo con una calma disarmante.
“Il motivo per cui mi trovo qui è perché alla fine ho capito che l’unica via di fuga poteva essere questa stazione, ma ora che mi ci trovo vedo che non lo è. Neanche questa.”
“E non mi dica che anche questa è la stessa stazione da cui è partita. Come le è successo quando ha cercato di risalire ai piani superiori” la interruppe lui con un sorrisetto che la fece imbestialire come una furia.
“MA LA VUOLE SMETERE DI PRENDEMI IN GIRO? E MI VUOLE SPIEGARE UNA VOLTA PER TUTTE COSA STA ACCADENDO?? E PERCHE’ MI TROVO IN QUESTA SITUAZIONE DEL CAVOLO??”
A sentire quella sfuriata isterica l’uomo si mise a ridere, ma questa volta la sua risata non infastidì la donna, che invece rimase perplessa da quella reazione inaspettata, in attesa di ottenere le risposte che voleva.
“Beh, a giudicare da quello che mi dice, sembrerebbe quasi che qualcuno l’abbia reclusa qui dentro, mettendola in condizioni di non poter andare via da qui.”
“Ma che genio!!!...Complimenti!! Complimenti davvero!! Brillante deduzione” rispose irritata lei usando tutto il sarcasmo che aveva.
“Non usi quel tono con me signora. In fondo, vede, lei ha notato tante cose strane qui intorno, mi ha raccontato i fatti insoliti che le sono successi qui dentro. Ma non ha fatto caso ad alcuni dettagli che avrebbero potuto darle una spiegazione di tutto quello che sta accadendo.”
“Cosa vuol dire? Si spieghi meglio.”
“Non mi dica che non ha notato le folate di vento che periodicamente escono dal tunnel, accompagnate dal ronzio della motrice della metropolitana.”
Quella frase la lasciò di stucco.
“Certo che l’ho notato. E ogni volta credevo che fosse davvero il treno che passava mentre invece non c’era nulla. Solo vento e niente altro. Tranne quella volta, quando sono scesa per la prima volta sui binari, e mi è sembrato di vedere proprio la motrice che mi veniva addosso. Ma credo sia stata solo un’allucinazione dovuta probabilmente alla tensione nervosa o alla paura.”
“Mhhhh…tensione nervosa lei dice? Paura? E se invece l’avesse vista realmente quella motrice?”
La donna lo guardò a quel punto accigliata come mai.
“Che diavolo sta dicendo?” rispose secca.
“Voglio dire, signora, come fa a dire con certezza che quella è stata solo un’allucinazione?”
“Lo dico perché quel treno mi è passato talmente vicino che mi avrebbe sicuramente colpita in pieno mentre risalivo sulla banchina. Mentre invece in quel momento io non ho visto nulla e ho solo sentito solo una folata di vento più violenta delle altre che mi ha spinta ancora più lontano dai binari. Ma come vede sono ancora tutta intera.”
“E questo non le ha suggerito nulla? Allora lei è proprio ingenua.”
“Perché?? Cosa avrebbe dovuto suggerirmi?”
“Pensi bene a quella folata di vento, più forte e più violenta delle altre.”
“E cosa dovrebbe farmi pensare?”
“Beh, le potrebbe forse suggerire che quel convoglio in realtà, le è passato vicino per davvero, e quella ventata più violenta potrebbe essere la prova. Ma c’è un piccolo dettaglio che fa la differenza. Una grossa differenza…”
“Quale dettaglio??...Quale differenza?? …Di cosa sta parlando?”
“Mah, … niente di speciale.” replicò l’uomo con tono di sufficienza quasi a voler minimizzare quello che stava per dire “Quello che sto cercando di spiegarle è che quel convoglio non se l’è immaginato. Non è stata la paura o il nervosismo a darle l’impressione di vederlo. Lei lo ha visto davvero. Perché quel treno le è davvero passato accanto. L’ha sfiorata davvero per un pelo, anche se in realtà…non era qui…capisce?”
“Ma certo, è facilissimo da capire…” replicò Audrie più irritata che mai “…quella motrice è passata qui ma non era qui quando è passata…che ci vuole a capire?? E’ talmente evidente !!!...Anche io sono qui. Anche lei è qui. Ma in realtà potremmo non essere qui. Giusto? E’ semplicissimo no?...MA SI VUOLE SPIEGARE UNA VOLTA PER TUTTE??? SI O NO??” sbottò alla fine la donna cominciando a non sopportare più il tono di quell’uomo.
“Perché invece di gridare, non ricomincia daccapo e non mi dice davvero tutto quello che le è successo. E quando dico tutto voglio dire proprio…’tutto’?” chiese l’uomo strizzandole l’occhio e sottolineando la parola ‘tutto’ con un tono che per un attimo la mise in imbarazzo.
“Ma gliel’ho già detto tutto. Cosa altro vuole sapere? A quanto mi sembra di capire poi, lei ne sa più di me su tutta questa storia, per cui non credo che io possa darle ulteriori spiegazioni su cose che sono sicura lei già sa.”
“Certo che le so già, altrimenti non sarei qui.” la interruppe lui strizzandole di nuovo l’occhio.
“E allora cosa altro vuole sapere da me?”
“La verità. Ecco cosa voglio.”
“Ma gliel’ho già detta, come devo spiegarglielo? Vuole che gliela ripeta altre mille volte?”
“Lo so che me l’ha detta, non sono sordo. Ma so anche che non mi ha detto tutto. Ci pensi bene, e sono sicuro che appena si ricorderà un piccolo dettaglio che lei ha, credo volutamente, tralasciato, forse comincerà a ricostruire i tasselli e a comprendere quello che sta succedendo.”
“Ma quale dettaglio? A cosa si riferisce?” chiese la donna non sapendo più che pesci prendere.
E fu a quel punto che lo sguardo dell’uomo si fissò di nuovo su di lei come un chiodo nel muro. Anche Audrie rimase a fissarlo, quasi per cercare di leggere negli occhi dell’uomo cosa volesse sapere, e fu proprio in quell’attimo che sentì scoccare la scintilla che le fece capire.
Un dettaglio. O meglio…quel dettaglio.
Aprì la borsa e tirò fuori il portafoglio sottratto alla donna di fronte all’edicola.
“Si riferisce a questo forse?”
L’uomo non rispose, ma dall’espressione del volto Audrie capì che aveva indovinato.
“E allora tutto questo cosa sarebbe? Una punizione per aver rubato un portafoglio? Anche se ci sono parecchi soldi dentro, mi sembra una punizione un po’ eccessiva, non crede?”
“Ma no, certo che no. A me non interessa affatto il denaro che c’è nel portafoglio.”
“E allora? Cosa è che le interessa? E cosa vuole da me?”
“Se lei non avesse la vista ovattata dalla smania di denaro, avrebbe visto che dentro quello che lei definisce un comune portafoglio c’è anche qualcos’altro di enormemente più importante. Provi a guardare e veda se riesce a trovarlo.”
Audrie abbassò lo sguardo sull’oggetto che aveva in mano e lo aprì di nuovo, cominciando a svuotarlo di tutto quello che c’era dentro. I soldi li aveva già tolti prima, ma non c’erano solo quelli all’interno. Trovò un libretto di assegni, una serie di foglietti scritti a mano, una tessera bancomat di plastica e una carta di credito di metallo. Ma a parte quello, niente altro.
“Non vedo nulla di particolare. Non mi sembrano oggetti così speciali da giustificare tutto questo” concluse rivolgendosi di nuovo all’individuo di fronte a lei.
“Lei dice?” replicò lui abbassando lo sguardo sulle mani della donna.
“Cosa sta guardando?” continuò lei.
“Mi tolga una curiosità. Lei ha mai visto prima d’ora, carte di credito metalliche?”
La donna abbassò lo sguardo riprendendo in mano la carta in questione. L’uomo aveva ragione, non ne aveva mai viste prima, e anzi, a guardala bene, quella non sembrava neanche una carta di credito.
“Vuole dire, questa qui?” chiese mostrandola all’uomo.
Questo non le rispose ma annui solo con la testa.
“E cos’ha di così speciale?” continuò la donna rigirandosi la carta tra le dita e guardando poi di nuovo l’individuo davanti a lei. Non capiva ancora dove volesse andare a parare, ma un lampo le trapassò il petto, quando vide sbucare da dietro l’uomo, la proprietaria del portafoglio.
La donna a cui lo aveva sottratto.
Tag: thriller
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