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Manuel e la mala giornata



Prologo - Martedì 10 giugno 2008 - OGGI

Quella mattina, Manuel era nervoso.
Non per chissà quale motivo. Era nervoso e basta. Aveva un leggero mal di testa e le sue gambe erano stanche. Tutto qui. Alzò la cornetta del telefono e chiamò l’Ufficio:

- ciao Elen – disse Manuel
- ciao Manuel – disse Elen
- oggi non vengo in ufficio, sto male – disse Manuel
- OK – rispose Elen
- Ti invio il certificato medico, ciao – chiuse Manuel

Manuel tornò al letto e chiuse gli occhi. Poi li riaprì. Aveva voglia di leggere. Sul comodino blu, non trovò nulla di commestibile e, allora, riprese la cornetta del telefono:

- Elen, sono ancora io – disse Manuel
- Dimmi – rispose Elen
- Devo venire per forza in Ufficio, aspetto Barbarusso per la pratica Barbagallo – disse Manuel, nervoso.
- OK – rispose Elen - chiuse e continuò la chiacchiera a proposito di Manuel e dei suoi perenni mali.

Capitolo I – Manuel va al metrò.

Trentasei anni, un viso bambino ma gia segnato. Segnato da due occhi stanchi. Troppo stanchi per quei trentasei anni. Disilluso al punto giusto, tanto da non farsi troppe illusioni e, quel tanto illuso, da sperare nel buon esito finale della giornata appena iniziata.
Ma la giornata non era iniziata bene e per questo, Manuel, non era affatto speranzoso nel suo buon esito finale, comunque, le cose andavano così, e c’era ben poco da fare. Scese le scale della metropolitana, stazione FURIO CAMILLO, Roma, e cominciò la sua mala giornata.
La scala mobile era la stessa del giorno prima e di quello prima anche, e la confusione, era la stessa di tutti i giorni e, anche quel libricino, poggiato sul corrimano, il giorno prima c’era. Di questo, Manuel, ne era sicuro.
Manuel, questa volta, furtivo, notando la solita fretta e la poca attenzione degli Altri, prese il libricino.


Capitolo II – Manuel aspetta il metrò.

Erano le otto e un quarto e il metrò sarebbe arrivato non prima delle otto e diciotto. Manuel aveva ben tre minuti a disposizione per iniziare a fagocitare il libricino non trovato sul suo comodino blu e misteriosamente poggiato sul corrimano del metrò.

Capitolo III – Manuel mentre aspetta il metrò legge un libricino

Manuel comincia la lettura:

“ Alle otto e 18, come tutti i giorni, arriva il metrò - direzione Battistini, Roma - e come ogni giorno, Jacob, viene spinto, strattonato e buttato con violenza dentro al vagone di coda. Ogni giorno era la stessa cosa e tutti i giorni andava così.
- Scende la prossima – grugnì, un’ enorme donnona, seduta davanti a Jacob, con un grosso cappello da pirata in testa .
- No – rispose Jacob

La donnona si alzò, spostò violentemente Jacob e si piazzò davanti alla scesa. Jacob, sorpreso per tanta fortuna, contento, prese il posto della donnona.

- Quel posto era mio – ringhiò, la grande donnona dall’enorme cappello da pirata in testa
- Ma lei si è alzata – timido, rispose Jacob.
- Fanculo – disse la donnona e spara.

Jacob, muore. Ammazzato per un futile motivo sul metrò delle otto e diciotto, direzione FURIO CAMILLO – BATTISTINI ”.

Manuel finisce la lettura e dice: che stronzata !! – chiude il libricino.


Capitolo IV – Manuel prende il metrò

Finalmente arriva il metrò, direzione FURIO CAMILLO – BATTISTINI, e Manuel, come ogni giorno, viene spinto, strattonato e buttato con violenza dentro al vagone di coda. Ogni giorno era la stessa cosa e tutti i giorni andava così.

- scende la prossima – grugnì, un’ enorme donnona, seduta davanti a Manuel.
- no – rispose Manuel

La donnona si alza, sposta violentemente Manuel e si piazza davanti alla scesa. Manuel, sorpreso per tanta fortuna, contento, prese il posto della donnona e riaprì il libricino.

- la donnona dal cappello da pirata in testa – pensò Manuel
- che stronzata !! – richiuse il libricino









Capitolo V – Manuel conclude la sua mala giornata

- quel posto era mio – ringhiò, la grande donnona, mentre si metteva un enorme cappello da pirata in testa.

Manuel riapre il libricino, pagina 2, legge della doonnona con il cappello da pirata in testa e, con orrore, urla:

- ma lei si è alzata !!!

- fanculo – dice la Grande Donnona e spara.

Manuel, muore.

Ammazzato per un futile motivo sul metrò delle otto e diciotto, direzione FURIO CAMILLO – BATTISTINI, dopo aver letto della propria morte su un libricino trovato sul corrimano del metrò.


Epilogo


Lunedì 9 giugno 2008 - IERI


La scala mobile era la stessa del giorno prima e di quello prima anche, e la confusione, era la stessa di tutti i giorni. Però, quel libricino poggiato sul corrimano, il giorno prima non c’era e neanche quello prima c’era. Di questo, Jacob, ne era sicuro.

Jacob, furtivo, notando la solita fretta e la poca attenzione degli Altri, prese il libricino e sfogliò, distratto, le prime pagine:

- stronzate – disse.

Chiuse il libricino e lo ripose sul corrimano del metrò.




F I N E

Tag: surreale

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Mood Commento da Mood su 10 dicembre 2008 a 17:09
ti ringrazio vivamente dei consigli per la lettura. lettura di due autori che conosco e amo.con stima mood
Franco Commento da Franco su 10 dicembre 2008 a 8:09
Dopo il parere "tecnico" di Alessio, lasciami aggiungere qualcosa di discorsivo : la struttura narrativa "a matrioska" la trovo suggestiva e perfetta per il genere che hai efficacemente affrontato. Se vuoi divertirti a leggere uno specialista delle short stories in ambito fantascientifico ( del resto il tuo racconto potrebbe benissimo essere il plot di un episodio della serie "Ai confini della realtà" ) ti propongo di trovare le due antologie di Fredric Brown ( Cosmolinea B1 e B2 ) ed in particolare il racconto denominato "La fine", o il racconto di Arthur Clarke dal nome "I nove miliardi di nomi di Dio".
My compliments, anyway.
Mood Commento da Mood su 5 dicembre 2008 a 21:09
accetto volentieri il tuo cordiale consiglio e penso proprio che farò bene.con stima mood.
oissela Commento da oissela su 5 dicembre 2008 a 20:49
Decisamente mi sembri bravo nello scrivere e anche il contenuto postato merita attenzione.
La frase si presenta senza sbavature ed è generalmente chiusa su sé stessa.
La punteggiatura è molto curata e facilita la scorrevolezza del brano, dall'inizio alla fine.
Di questi tempi, non è poco.
Il componimento si presta bene per il teatro dell'assurdo e il non senso in alcuni passaggi
è molto bello.
Un'indicazione da parte mia ( che precisiamolo non sono un critico ) è la seguente: Privilegia
i dialoghi e sforbicia le parti esplicative, scarnificandole fino all'osso.
Ciao
Oissela

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