Aveva speso buona parte dell’esistenza,
nell’edificare un’immagine diversa dalla sua indole docile e bellicosa.
L’inverno stava tirando le cuoia e nell’aria si diffondevano già i primi sentori primaverili.
Aprì con calma la finestra, gettando un colpo d’occhio sulla folla vociante.
La sfilata dei carri allegorici lo colpì come una scudisciata a tradimento.
Calde e copiose lacrime bagnarono il volto dell’uomo,
che si rendeva conto dell’inutilità del proprio operato e di una vita spesa a costruire
la felicità degli altri.
Aveva trascurato sé stesso e sacrificato le sue umane esigenze.
L’equinozio di primavera si avvicinava a grandi passi e presto madre natura sarebbe esplosa
in uno scenario senza pari.
Il rivestirsi degli alberi e i mille nuovi colori avrebbero segnalato l’arrivo della bella stagione,
allietata dai canti d’amore di tutte le creature viventi.
Solo nel suo cuore dimorava ancora il lungo inverno.
Un lungo inverno fatto di bontà, aplomb, sorrisi e signorsì.
Un pugno sul tavolo e un calcio al cestino della carta straccia lo svegliarono dall’apatia,
in cui stava scivolando.
Lo psicanalista non aveva taciuto sulla gravità della sua malattia ed era stato perentorio:
Una lunga serie di sedute e psicofarmaci lo avrebbero aiutato ad essere meno pericoloso,
per sé stesso e per coloro che lo circondavano.
Si racconta che Paolo di Tarso, restò folgorato sulla via di Damasco.
Per rinascere, s’impegnò a bruciare tutti gli scritti che non facevano riferimento alle sacre scritture.
Gia! Chissà perché stava pensando proprio a Paolo di Tarso?
Non si scompose più di tanto e si tolse giacca e cravatta.
Andato nella camera del figlio, indossò una sdrucita giacca a vento, cominciando a sorridere.
Poi ritornò nello studio, dove appallottolò il suo ultimo trattato, intitolato:
FUNZIONE E NOBILTA’ ETICA DELLA NUOVA POLITICA.
Il Settimanale poteva anche aspettare o non pubblicare i suoi capolavori.
Non sarebbe crollata la Volta di quel Cielo infinito.
Prese la mira e centrò il solito cestino della carta straccia.
Non contento, cominciò di nuovo a tambureggiarlo di calci.
Aveva dato tanto e tutto sé stesso, per scoprire, poi, che:
“ Era un pericolo per sé stesso e per gli altri”
L’affermazione non si campava né in cielo, né in terra.
Non la si poteva giustificare, nemmeno stiracchiandola.
La trovava di pessimo gusto e come un’offesa per l’intelligenza di chiunque.
Figuriamoci per la sua!
Scompigliò i suoi radi capelli e si avviò verso l’uscita, là dove si poteva cogliere la libertà.
Libertà, che le sue dorate e adorate mura di casa avevano imprigionato.
Aperto il portone che dava sulla strada, fu inondato dai tiepidi raggi del sole.
Era sicuro di farcela, lo voleva e ce l’avrebbe fatta.
Fece il primo passo, barcollando.
Poi, di corsa, incontro alla folla vociante, che festeggiava il Carnevale.
Tag: drammatico
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