"Le mani nere sollevate ad afferrare l'aria. Pochi passi oltre, il vento della camicia anima la smorfia dell'ultimo respiro di una donna. E subito accanto, il corpo di un ragazzo ancora chino nella preghiera da cui non si è mai rialzato. Muoiono così gli immigrati. Così finiscono gli uomini e le donne che non sbarcano più a Lampedusa. Bloccati in Libia dall'accordo Roma-Tripoli e riconsegnati al deserto".
Così inizia un articolo dell'Espresso (N.3 del 21 gennaio 2010) a firma di Fabrizio Gatti e corredato da alcune seguenze di un video choccante che potete vedere su
www.espressonline.it
Subito dopo c'è un servizio dal titolo: "Silvio quanto ci costi".
Un miliardo di euro l'anno bruciato per alimentare una burocrazia di corte che si allarga a dismisura e che conta già 1.400 persone più del previsto. "Mentre per allestire i set televisivi degli show del sovrano si spendono cinque milioni e si arriva a pagare 250 euro di noleggio di un computer per una sola giornata.... Solo per la cerimonia di consegna di tre case ai terremotati abruzzesi sono stati spesi 300mila euro..."!
Tutto con buona pace di Brunetta e tra i gongolii dei gonzi soddisfatti e il sorriso sadico del vampiro che succhia sangue dal paese salassandolo per rimpinguare le proprie aziende.
Al di là dello sfasciume, mi preoccupa la filosofia che questo modo di fare inietta, inavvertitamente, sul cittadino e nella coscienza degli italiani.
Un disastro che la maggioranza, ammaliata dalla comunicazione teleguidata, non avverte.
"Cercando di sembrare ciò che non siamo, cessiamo di essere quel che siamo" scriveva Ernst Junger.
E il cardinale Roger Etchegaray, a pagina 183 del suo bellissimo libro "Che ne hai fatto di Cristo", già dieci anni fa, scriveva: "Bisogna apparire per avere, ecco perché domina la menzogna; e bisogna avere per apparire, ecco perché regna il denaro".
Ve ne consiglio la lettura.
Aldo
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