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Cap 2

E ora Greg, stava proprio andando a far visita a Mark, per cercare di capire meglio l'esatta sequenza dei fatti. E forse, per ricavarne nuovi dettagli che avrebbero potuto essergli di aiuto nell'inchiesta.

Avrebbe voluto parlargli subito dopo l'aggressione, il giorno prima, ma i medici glielo avevano impedito perché il ragazzo era molto debole e non poteva parlare, suggerendogli di tornare il giorno dopo.

Mentre saliva le scale ripensava ai fatti accaduti. Tre aggressioni c'erano state. Tre. Davvero troppe. E tutte indipendenti l'una dall'altra, almeno apparentemente. Con l'unico filo conduttore dato dalla presenza dei cani, visto che le tre persone non avevano nessun collegamento tra loro, e non si conoscevano neanche.

Raggiunse la stanza di Mark e bussò.

"Avanti" disse una voce dall'interno.

Entrò nella stanza e vide che il ragazzo non era solo. C'erano anche il padre e Susan, la sua fidanzata.

"Buon giorno signor Taylor, ciao Susan, ciao Mark. Sono l'ispettore Greg Brown del Dipartimento di Polizia. Come ti senti oggi Mark?"

"Va molto meglio grazie, a parte il dolore. Ma sopravviverò per fortuna" disse sorridendo a Susan.

"Ho letto la tua deposizione circa i fatti di ieri e sono appena passato dal laboratorio medico scientifico. Hanno fatto l'autopsia al corpo del cane e fortunatamente non era malato. Scoppiava di salute e abbiamo anche rintracciato il proprietario che stava con lui al momento dell'aggressione. Era scappato via dopo il fatto perché era terrorizzato dalle possibili conseguenze. Comunque ha dichiarato che il cane era sanissimo e non aveva malattie di sorta. Ma quello che mi rende perplesso è che il cane era, a detta del padrone, molto mansueto e docile. Era così mite che lo stesso proprietario gli consentiva di giocare coi suoi bambini, e anche con i nipotini. Aveva completa fiducia in quella bestia e non è riuscito a spiegarsi come mai, improvvisamente, l'animale possa essere diventato così furioso."

"E non so spiegarmelo nemmeno io" disse Mark "oltre tutto io adoro i cani e doveva capitare proprio a me di esser aggredito da uno di loro. E' sicuro quindi che non fosse malato?"

"Si Mark, sicurissimo, puoi stare tranquillo."

"Ma allora come spiega che nei giorni passati tre persone sono state aggredite da cani? Da cani apparentemente calmi e tranquilli, che tutto ad un tratto, si sono trasformati in bestie feroci?"

"E' proprio questo quello che voglio scoprire Mark, e vorrei che tu mi aiutassi a trovare la soluzione. Visto che tu sei l'unico che può raccontare cosa è successo."

"Si, lo so, e mi sento davvero fortunato di essere qui ora, mentre le altre due persone non possono dire la stessa cosa."

"Proprio così. La tua prontezza di riflessi ti ha salvato" aggiunse Greg "Ora non ti voglio affaticare troppo visto che sei ancora debole e convalescente, ma ti lascio il numero del mio cellulare e se ti viene in mente qualcosa, qualche altro dettaglio su quanto è successo, o se mi vuoi dire qualsiasi cosa che credi possa esser importante, mi puoi chiamare. Qualsiasi cosa ti venga in mente, capisci? Qualsiasi cosa, anche quella apparentemente più stupida, potrebbe invece rivelarsi importante."

"Certo non si preoccupi, lo farò senz'altro".

Diede il numero a Mark e dopo aver salutato il padre e Susan lasciò la stanza.

Si incamminò lungo il corridoio dell'ospedale con le mani in tasca e la mente subito preda delle sue riflessioni. Tre aggressioni. Tre persone innocenti che stanno tranquillamente facendo gli affari propri e tutto ad un tratto vengono aggredite. E senza alcun motivo apparente.

Anche i quattro cani dei due casi precedenti, erano stati portati al laboratorio medico per esser controllati, ma tutti i test fatti dai medici non avevano rivelato nulla di particolare. Niente malattie. Godevano tutti di ottima salute. E gli sessi proprietari avevano asserito che le bestie, nonostante appartenessero a razze piuttosto aggressive, erano in realtà molto tranquilli e non avevano mai mostrato segni di squilibrio. Né avevano mai assalito persone o altri animali.

Uscì dall'ospedale ma appena stava per salire in macchina, il cellulare squillò.

"Pronto?"

"Ispettore Brown sono Mark, mi scusi se la chiamo così presto."

"Non ti preoccupare Mark, dimmi pure, ti è venuto in mente qualcosa?"

"No, niente di nuovo, volevo solo dirle che la polizia ha portato via tutti gli effetti personali che avevo in macchina, e credo li abbiano portati alla Centrale di Polizia. Potrebbe farmeli riavere per favore?"

"Certo naturalmente. Anzi, meglio ancora. Siccome devo tornare in ospedale per parlare coi dottori, te li porterò io stesso dopo pranzo, va bene?"

"Certo, va benissimo, ci vediamo dopo allora."

"Ciao Mark."

Salì in macchina, avviò il motore e lasciò rapidamente il parcheggio. Sentiva la tensione nervosa formicolargli nel corpo, mentre la sua mente rincorreva le immagini e i dettagli di quanto accaduto, cercando di rimetterne insieme i pezzi. Avvertiva che c'era qualcosa che gli sfuggiva, qualcosa che doveva scoprire, come un filo trasparente che cuciva insieme i fatti successi, ma che non riusciva a vedere. E sentiva che doveva scoprirlo molto presto. Ma non sapeva come.

Raggiunse la Centrale di Polizia e incontrò Jefferson, uno dei suoi colleghi, nel corridoio.

"Ciao Greg, un caso davvero contorto vero? Hai delle novità?"

"No, nessuna novità. C'è qualcosa che mi sfugge ma non riesco a capire cosa. A proposito sai chi ha preso gli effetti personali del ragazzo in ospedale?"

"Si, li avevo io e ho dato ordine di farli portare proprio nel tuo ufficio. Se non li trovi chiamami che te li faccio portare."

"Ok, grazie Jeff, ci vediamo dopo."

Entrò nel suo ufficio e subito notò l'incartamento con gli oggetti di Mark sul tavolo. Lo aprì. C'erano i documenti, una penna, un piccolo blocco note, un diario e due cd. Si soffermò con lo sguardo su quegli oggetti sul tavolo passando rapidamente dall'uno all'altro come se cercasse una risposta. Ma non gli venne in mente nulla. Niente. Avrebbe voluto scaraventare tutto contro il muro per scaricare la rabbia, ma si fermò in tempo. Li rimise tutti a posto, afferrò rabbiosamente la busta e uscì dalla porta per andare via, incamminandosi con passo pesante verso l'uscita.

Si sentiva come un animale in gabbia.

Cap 3

Salì in macchina di nuovo per tornare a casa. Avrebbe portato l'incartamento a Mark nel pomeriggio. Ora voleva solo tornarsene a casa e cercare di rilassarsi per un po', e soprattutto cercare di non pensare alla cosa. Fare una pausa lo avrebbe aiutato certamente a riprendere le indagini più tardi a mente fresca.

Ma dentro di sé sapeva che non ci sarebbe riuscito.

Si fermò al semaforo mentre le sinapsi del suo cervello continuavano a lavorare, vagando in mezzo alla miriade di pensieri, a miriadi di idee, sperando di trovare qualche filo a cui aggrapparsi. Sentiva come se molti pezzi di un puzzle stavano andando alla deriva nella sua mente e lui doveva solo afferrarli e metterli insieme. Ma come? Con quale criterio?

"Ah, benedetti giovani! Fortunati loro che non hanno questo tipo di problemi. Loro pensano solo a divertirsi, a spassarsela con le ragazze, ad andare in discoteca, ad ascoltare musica e fare le cose più pazze che possono" disse a se stesso pensando a Mark in ospedale, mentre il suo sguardo si spostò sull'incartamento sul sedile accanto a lui "Beh, accidenti ! Non credo che un po' di musica mi farà male e non credo che Mark si offenderà se ascolto uno dei suoi cd. Anzi, mi aiuteranno di certo a rilassarmi un po', altrimenti scoppio."

Prese uno dei due cd di Mark e lo inserì nello stereo della macchina. La voce e le dolci note di Celine Dion riempirono subito l'abitacolo dell'auto, cullandogli le orecchie con le note di My Heart Will Go On.

"Beh, mica male come gusti musicali. Mark deve essere un tipo molto romantico", disse in silenzio, sorridendo.

La luce al semaforo diventò verde, Greg inserì la marcia e ripartì. Il traffico non era molto intenso a quell'ora e non avrebbe impiegato troppo tempo per arrivare a casa, nonostante dovesse passare attraverso il centro della città.

Si fermò di nuovo al semaforo successivo e la musica cambiò diventando stavolta quella di Elton John che cantava Candle in the Wind

"Si, decisamente un ragazzo romantico" aggiunse Greg sorridendo di nuovo. Ma il sorriso gli si spense tra le labbra quando sentì un colpo sordo davanti all'auto e vide un grosso cane randagio saltare sopra il cofano, ringhiando.

Rimase impietrito, con le mani immobili sul volante. Gli occhi sgranati su quel cane che lo stava fissando dall'altra parte del parabrezza, digrignando i denti. Il cuore gli martellava nel petto e non riusciva a distogliere lo sguardo dall'animale davanti a lui e dal suo ghigno selvaggio. Vedeva i denti bianchi, sporgere dalle gengive rosso sangue, mentre gocce di saliva scivolavano giù dalla bocca picchiettando sul cofano. Era uno spettacolo orribile, vedere quel cane in posizione eretta sulle quattro zampe, puntandolo come una preda. Rimase per alcuni minuti immobile ad osservarlo, mentre la paura cresceva a dismisura dentro di lui.

Passarono alcuni attimi interminabili, in cui il tempo sembrava essersi fermato, prima che una violenta scarica di adrenalina gli attraversò il corpo quando si rese conto che il finestrino alla sua sinistra era aperto e se il cane avesse fatto un salto in quella direzione, sarebbe potuto entrare nell'abitacolo e aggredirlo.

L'istinto gli suggeriva di allungare lentamente una mano per chiuderlo, ma la paura lo bloccava. Temeva che il pur minimo movimento potesse far inferocire il cane ancora di più. Rimase fermo, col motore acceso. Avrebbe potuto premere a fondo l'acceleratore per far cadere il cane dal cofano, e il pericolo sarebbe stato così scongiurato. Ma cancellò subito quell'idea dalla mente, mantenendo lo sguardo fisso negli occhi dell'animale.

Voleva capire.

Lentamente fece scorrere la mano destra lungo il bordo del volante per raggiungere le chiavi della macchina, e spense il motore.

Ma quello che accadde nell'attimo seguente sembrò ancora più incredibile. Appena il motore si spense, subito il cane si accucciò sedendosi sul cofano, osservandolo con la testa inclinata di lato. Tranquillo. Greg rimase di stucco, sorpreso piacevolmente, ma sorpreso. Il cane sembrava davvero un altro adesso, calmo, tranquillo. E i suoi occhi non erano così iniettati di sangue come un attimo prima. Ma non riusciva a capirne il motivo. Aveva solo spento il motore, niente altro.

L'istinto lo spinse a riavviare il motore di nuovo, nonostante la paura gli paralizzasse la mano che gli tremava come una foglia.

Decise comunque di tentare e afferrò la chiave di accensione. La girò e il motore partì subito al primo colpo e altrettanto immediatamente il cane saltò di nuovo sulle quattro zampe, digrignando i denti come prima. Poteva sentire chiaramente il suono del ringhio del cane dall'altra parte del vetro. Era spaventato, ma anche freddamente affascinato dalla cosa. Immediatamente spense di nuovo il motore per avere un'ulteriore prova di quello che stava accadendo. E come previsto, il cane si accovacciò di nuovo.

"Ma che gli prende?" mormorò in silenzio.

Pensò che forse il rumore del motore potesse in qualche modo disturbare l'animale. Ma la sua auto era nuova e il motore era silenziosissimo. E poi, come poteva collegare questo fatto con le altre tre aggressioni? Non c'erano auto nel parco dove stava Elise e neanche nel giardino del signor Ford. Anche nel caso di Mark, lui era seduto in macchina, ma il motore era spento.

Sentiva il cervello lavorare come un treno a vapore, macinando idee, ipotesi, supposizioni, mentre il cane lo fissava con il suo muso incuriosito, dall'altro lato del vetro.

Non riusciva a staccare gli occhi da lui, quasi volesse leggere nella mente del cane il motivo del suo comportamento. Ma poi, una scintilla lo illuminò.

"La musica !!" disse tra sé "ma certo, che stupido che sono stato. E' la musica !! Quando ho spento il motore, anche lo stereo si è spento e quando è ripartito, si è riacceso."

Nonostante stesse ancora tremando per la paura, decise di provare e riavviò il motore. Come si aspettava, il cane saltò di nuovo sulle zampe, ringhiandogli contro, mentre la musica riprendeva a suonare nell'abitacolo. Con gli occhi fissi all'animale, fece scivolare la mano destra non verso le chiavi di accensione stavolta, ma verso l'interruttore dello stereo. Con un rapido gesto lo spense, la musica cessò di colpo, e un attimo dopo il cane confermò la sua ipotesi. E si calmò di nuovo.

Greg si adagiò con la schiena sullo schienale del sedile con un profondo sospiro mentre le mai ancora gli tremavano per il pericolo appena scampato.

Spostò lo sguardo verso lo stereo, spinse il pulsante per estrarre il cd e lo seguì con lo sguardo mentre usciva dal lettore.

Lo prese e lo osservò incredulo, rigirandoselo tra le mani, quasi fosse un oggetto sacro da trattare con cura. Vide che non era un cd originale perché non c'era etichetta sul lato superiore e guardando anche la copertina, vide che i titoli delle canzoni erano scritti a mano, per cui Mark doveva aver fatto una copia pirata, estraendo i brani da diversi cd originali.

A quel punto, mentre ancora si rigirava il dischetto tra le dita, il mosaico iniziò a comporsi e un filo conduttore riuscì finalmente a mettere insieme dei tasselli importanti del puzzle.

Tutte e tre le vittime stavano ascoltando musica al momento dell'aggressione.

Riaccese il motore e tolse brutalmente il piede dalla frizione. La macchina partì con un sobbalzo che fece scivolare il cane giù dal cofano. Svoltò, facendo attenzione a non investirlo, e si diresse verso la centrale. Voleva controllare se anche Elise e il signor Ford avevano delle copie pirata di altri cd.

Si precipitò nell'ufficio e chiamò al telefono l'archivio centrale per farsi portare gli effetti personali delle altre due vittime. Dopo alcuni minuti, Jefferson entrò nell'ufficio con i due incartamenti contenenti gli oggetti che aveva richiesto. Glieli consegnò e Greg subito li aprì strappando le buste e rovesciando il contenuto sul tavolo. E non fu molto sorpreso nel vedere tra gli altri oggetti, tre cd, che sembravano confermare almeno in parte le sue teorie. Due appartenevano ad Elise e uno al signor Ford e, a giudicare dalle copertine, erano tutte copie pirata.

Prese i cd di Mark dalla tasca della giacca e li mise insieme agli altri. Lesse alcuni dei nomi dei cantanti e dei titoli delle canzoni che appartenevano a generi completamente diversi. C'era ogni genere di musica, da Elton John a Lionel Ritchie, da Celine Dion ai Led Zeppelin.

Lesse più volte i titoli e gli autori dei brani, ma senza trovare nessun'altra traccia.

Decise allora di tornare in ospedale da Mark per farsi spiegare per filo e per segno l'origine dei suoi cd che molto probabilmente doveva esser anche l'origine di quelli delle altre due persone.

(continua)

Tag: thriller

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Benedetto Commento da Benedetto su 10 Febbraio 2010 a 9:28
Ciao a tutti, non posso rispondere perchè rischierei di svelare qualche particolare che potrebbe rovinare la lettura...;-)

Alla prossima

Ciao
Benedetto
Tiziana Commento da Tiziana su 9 Febbraio 2010 a 22:07
l'hai scritto tempo fa. Tempo fa si parlava spesso di messaggi sublimali dannosi nella musica.....
Alla prossima...
oissela Commento da oissela su 9 Febbraio 2010 a 11:56
Devo andare a leggermi la prima parte, prima di elaborare un commento equilibrato.
La tensione è sempre alta, diciamo sul filo del rasoio, ma a me
quelle bestioline non mi convincono.
Aspettiamo con brividi il prossimo episodio.
Ciao
Oissela
Franca Commento da Franca su 9 Febbraio 2010 a 10:01
La musica! Hai visto, Benedetto, che lettrici brave hai? Ma non è finita. I cd non erano originali. Come facevano i cani a capirlo? Questo, caro Benedetto, ce lo dovrai spiegare tu domani. Insomma, un thriller davvero interessante. A domani.

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