francamente

scrivere pensare libertà

Mani che hanno dato schiaffi e carezze inebrianti;
mani che hanno lavorato sodo per sopravvivere;
mani bagnate di lacrime,
e congiunte in preghiera di speranza;
mani che hanno disegnato mondi,
e scritto le emozioni dell'anima;
mani dove scorre la vita,
che lentamente si sprengera' avvizzendole;
mani che sovrapposte sulla mia salma per l'eterno riposo,
non saranno piu' mie e si trasformeranno in polvere.

Intorno a me respiro la povere di milioni di mani,
che furono vive come me,
sapendo che un giorno qualcuno respirera' le mie.

Guarda le tue mani o uomo!
C'e' vita e morte in loro!
C'e' il tutto ed il nulla!

Vivi le tue mani uomo,
e stringi forte la vita,
prima che sia finita!































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nadia Commento da nadia su 1 Ottobre 2008 a 12:40
E' bello notare che c'e' chi e' in grado di sentire quello che le parole sanno donare ed ispirare e sa' andare oltre le banalita' delle apparenze, e non si limita "solo" a giudicare la correttezza, la metrica, lo stile poetico utilizzato nel testo per descrivere "essenze" e renderle percepibili alle altre anime, (essenze espresse nei diversi metodi e linguaggi di comunicazione/condivisione), ma ha le capacita' di andare oltre i luoghi comuni ed avventurarsi nelle infinite emozioni che i testi scritti con la purezza dell'anima, sanno donare. Grazie dei vostri commenti.
Franca Commento da Franca su 1 Ottobre 2008 a 11:19
Bella la poesia e belle le immagini delle tante mani. L mani creano, sia quando danno forme alla materia, sia quando traducono il pensiero. Mani creatrici, scintilla divina. Ciao. Franca.
nadia Commento da nadia su 30 Settembre 2008 a 18:49
Brava Dona! Allora condividi con noi le tue "mani" piu' belle! Hai visto che a qualcosa servo? Per lo meno vi stimolo a pensare, sentire, ricordare, anche se non so' scrivere e non sono una regolare poetessa, ma solo una piccola musa che appartiene alla razza dei poeti maledetti:

Baudelaire - Uno dei poeti maledetti:

L'oppio, l'assenzio... usato soprattutto dai poeti francesi come Baudelaire, Rimbaud e Verlaine ovvero, i cosidetti:""Poeti maledetti"", erano droghe/mezzi "non sani e spesso distruttivi" usati anche da popolazioni indigene nei loro rituali (vedi pejote) per entrare in contatto con la spiritualita' interiore e con le altre sfere del creato. Ci sono ancora creature che non hanno bisogno di questi allucinanti supporti per percepire la propria spiritualita', ma lo sanno fare in modo naturale.
-----------
Termino riportanto di nuovo, un commento di Marco Cinque, che
pero’ si riferiva alla sua poesia "ATEO"
(che posto alla fine),
ma l’essenza puo’ essere utilizzata anche per
parlare della "poesia", e cioe’ del mio stile di poesia
che molti disprezzano, e mi considero una sorta
di ateo della poesia, o poeta maledetto.
========

Commento di Marco Cinque:

può essere considerato razionale commuoversi
per un’alba? E la razionalità può spingerci a
scrivere cose irrazionali come le poesie? non lo so...
avete per caso letto “papalagi”?
la cosa curiosa è che, almeno in poesia, più
cerchiamo di dare una definizione esattissima alle
parole, più loro ci osservano sgomente...
non credo che siano determinate parole a farci
incontrare, a farci andare d’accordo, a farci
conoscere veramente, penso piuttosto siano
importanti le intenzioni e il senso che vi
riponiamo.
cerco sempre di ricordare a me stesso che
le parole in fondo sono solo uno degli strumenti
della comunicazione (come ce ne sono
tantissimi altri) e che, spesso, di quanta più
abbondanza disponiamo negli strumenti,
tanto più è facile perderne i contenuti. e non
dimentichiamo nemmeno che attorno alle parole
ci sono i silenzi, senza i quali le parole stesse
non esisterebbero.
ateo, laico, agnostico, religioso, animista, qualunque
definizione in me non determina il fatto che io
possa o meno pregare, anche perché la mia idea
di preghiera forse è un po’ lontana da quella
stabilita dalle convenzioni, quindi dalle parole stesse...
diciamo che il succo di tutto è che forse di parole
ce ne sono troppe (per poi esprimere troppo poco?)
e pensiamo solo a cosa si riesce fare e a dire con
sette semplici note.
a proposito, io non sono musicista, eppure suono...
non è strano?
===========
Di Marco Cinque
ATEO*

in alcun luogo davvero l’ho incontrato
per questo non ho mai detto addio
a Dio

eppure senza i vostri templi
ho pregato più di tutti voi
sotto l’albero frondoso
che traduceva il vento
nadia Commento da nadia su 30 Settembre 2008 a 12:04
Grazie Alessio. Sei sempre gentile e profondo.
oissela Commento da oissela su 30 Settembre 2008 a 11:37
E' un bel componimento, da apprezzare anche per le acute riflessioni che vi si incontrano.
La poesia offre lo spunto per un interrogativo: Ma alla fine, è la vita che abbandona noi o siamo noi che
abbandoniamo la vita?
Ciao
Oissela

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