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scrivere pensare libertà

Le mie percezioni extrasensoriali, mi hanno aiutata a vedere oltre il velo delle apparenze, e molte delle cose che ho scoperto, le gia' avevo intuite da me pur avendo una limitatissima cultura e preparazione scolastica persino inferiore a quella delle medie italiane, ma a volte un minimo di intelligenza, vale molto piu' di miriadi di libri letti e concetti imparati a memoria; da sola ho compreso che c'erano dei forti contenuti astronomici in diversi culti, solo osservando le numerologie, che sembravano quasi parlare un linguaggio ancestrale, conosciuto e dimenticato...il linguaggio era anche quello celeste, dell'astronomia, che mi sembrava di sapere e di non ricordare, ed uno studioso osservando i miei lavori, mi ha detto che forse, in una mia vita precedente, ero un sacerdote astronomo, perche' non riusciva a spiegarsi come potessi comprendere certi concetti dei quadrati magici e di particolari numerologie connesse alla precessione assiale, cose che nemmeno sapevo e conoscevo, si rivelavano a me, in modi che mi spaventavano anche, perche' non capivo cosa significassero tutte quelle strane informazioni, in una sorta di scrittura automatica che pero' comprendeva il campo geometrico/numerico, che si attivava con la contemplazione di particolari simboli antichissimi che sembrava parlassero questo antico linguaggio, e ne racchiudessero le essenze, cristallizzandole in simbolismi/riassunti/titoli....immagini/grafici/simboli che rappresentavano numerazioni e concetti, inseriti anche nelle usanze dei popoli, costruzioni di monumenti sacri e nelle loro decorazioni, giochi antichi che contenevano queste informazioni...insomma, sembrava che il sapere ancestrale fosse stato inserito in modo interconnesso su diverse scale, forse proprio perche' si conosceva l'animo umano, che tende a distrocere tutto, a corrompere, a distruggere per i propri egoismi e sete di controllo e potere sui suoi simili. L'antico linguaggio dell'astronomia, base indiscutibile di tutti i culti, compariva quasi sempre, ed era espresso in miriadi di formati, persino racchiuso in antichi miti, storie e leggende....Un linguaggio ancestrale che conoscevano ed utilizzavano i popoli della terra nelle ere precedenti, e che poi e' stato oscurato e reso misterioso, creando confusione tra gli uomini, non piu' in grado di comprendere ed apprezzare l'antico sapere conquistato dai veri grandi uomini, che popolarono la terra migliaia di anni fa e costruirono le basi per la nostra umanita', basi che noi non siamo stati in grado di utilizzare a causa del caos creato dalle competizioni tra vari culti emersi, che si contestavano il potere, mantenendo la popolazione completamente ignorante per poterla dominare ed utilizzare a proprio piacimento per le guerre di rivalita'.

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Il suo nome è Horus, incarnazione egizia del sole. Il suo culto risale a 5.000 anni fa, 3.000 anni prima che nascesse la religione cristiana. Il suo mito è stato il canovaccio su cui sono stati elaborati – in verità, in verità vi dico, senza troppa fantasia – gran parte dei culti religiosi successivi, dei quali quello cristiano è solo l’ultimo arrivato e sicuramente uno dei meno desiderosi di distinguersi dall’originale.

Madre di Horus era la vergine Iside (conosciuta anche come Meri, nome che richiama quello di una vergine a noi più nota). Il suo padre putativo si chiamava Seb (Giuseppe). Il suo vero padre era il divino Atum (detto anche Ra o Amòn o Osiride), anch’egli incarnazione del sole, con cui Horus era tutt’uno (“Io e mio padre siamo una cosa sola”). La sua nascita era stata annunciata a Meri dall’angelo Thot. A battezzarlo sulle rive di un fiume era stato il sacerdote Anup (potremmo tradurlo con “Giovanni”) a cui fu poi tagliata la testa. Horus compì vari miracoli, tra cui guarire gli infermi e camminare sulle acque. Più che di miracoli, si trattava di allegorie.

Infatti, la luce del sole possiede virtù curative per i malati e il sole “cammina” sull’acqua quando sorge dal mare e riflette sulle onde la propria luce. Tra i vari miracoli, Horus riuscì a resuscitare un morto di nome El Azar us (Lazzaro). Veniva chiamato anche Iusa (“figlio prediletto”). Combattè per 40 giorni nel deserto contro il malvagio fratello Seth, signore della tenebra. La lotta tra Horus e Seth era eterna. Nella mitologia egizia, ogni mattina Horus sconfiggeva Seth e così il sole prevaleva sulle tenebre. Ma ogni sera, all’ora del tramonto, Seth ricacciava Horus nell’oltretomba, portando il buio sul mondo.

Horus era venerato insieme al padre Atum e a Ra (lo “spirito santo” che del padre era emanazione) con i quali costituiva una trinità. Si noti che quelle appena citate sono solo una MINIMA parte delle analogie tra la vita di Horus e quella del fondatore della religione cristiana, che sono davvero innumerevoli.

Imitando Horus, anche Krisna, Zoroastro, Attis, Adonis e molte altre divinità adorate nel corso dei secoli celebravano il proprio compleanno il 25 dicembre. Krisna e Zoroastro erano stati partoriti da una vergine, come anche Budda, Bochia, Osiride, Serrapis, Mardouk e molti altri personaggi dei culti religiosi di ogni tempo e latitudine. Attis di Frigia (venerato in Grecia intorno al 1200 a.C.), oltre a essere nato da una vergine il 25 dicembre, fu crocifisso e resuscitò dopo i tre giorni canonici. La nascita di Krishna (India, circa 900 a.C.) fu annunciata da una stella comparsa a oriente; anch’egli fece diversi miracoli, fu crocifisso e resuscitò, come da copione.

Dioniso (Grecia, 200 d.C.), nato come sempre da una pia donna il giorno di Natale, compì diversi miracoli tra i quali la trasformazione dell’acqua in vino, fu chiamato “Re dei Re” e “L’Alfa e l’Omega”, fu anche lui crocifisso e anche a lui la crocifissione fece un baffo. Mitra, il cui culto era nato in Persia intorno al 1200 a.C., nacque il solito giorno dalla solita zitella, ebbe 12 discepoli, fece miracoli, rimase morto per tre giorni trascorsi i quali indovinate un po’ cosa successe. Tra le altre cose interessanti, il giorno sacro a Mitra era la domenica, giorno dedicato all’adorazione del sole.

Tant’è vero che in molte culture, il nome di questo giorno reca ancora traccia della divinità solare a cui era consacrato. In inglese la domenica è “Sunday” (giorno del sole), in tedesco è “Sontag” (idem), perfino in lingua giapponese domenica si dice “Nichiyoubi”, dove “nichi” è appunto il sole, rappresentato con il caratteristico ideogramma kanji (un quadrato diviso a metà da una lineetta).

Da Horus derivano anche alcuni termini ancora in uso nel parlato comune. Ad esempio le parole “orizzonte” (la linea visiva dalla quale si vede sorgere il sole) e “ora” (dal latino “hora”; le ore del giorno erano le “tappe” di Horus-sole durante il suo quotidiano percorso nel cielo).

I parallelismi si fanno ancora più evidenti se si prende in esame il culto di Osiride, il padre di Horus, risalente ad epoca egizia anteriore. Il rituale dell’adorazione di Atum-Amòn-Osiride, prevedeva che i fedeli mangiassero alcune focacce di frumento che rappresentavano il “corpo” della divinità (le piantagioni di frumento potevano crescere grazie al sole, rappresentando così la manifestazione fisica di Dio). Nel corso del rituale veniva esibito un ostensorio rappresentante il disco solare, che veniva sollevato in alto dinanzi ai fedeli riuniti in preghiera.

Il termine “ostensorio”, contrariamente a ciò che si crede, non è cristiano e non deriva da “ostia”, ma da un etimo egizio, poi adottato anche dal latino, che significa “mostrare, esibire”. Fino al XV sec. d.C., gli ostensori cristiani avevano la forma di un disco d’oro luccicante (il sole). Fu San Bernardino da Siena a sostituire per primo, intorno al 1400, tale disco con la teca contenente l’ostia consacrata.

Il Concilio di Trento, nel XVI secolo, abolì poi definitivamente questo residuo di paganesimo. La liturgia dell’adorazione di Osiride, poi ripresa dal rito cristiano, prevedeva che i fedeli tenessero la testa bassa, per evitare di bruciarsi gli occhi di fronte al fulgore del sole. Le preghiere a Osiride erano intercalate e concluse dall’invocazione del suo nome (Amòn), che ricorda in modo inequivocabile l’altrimenti incomprensibile “Amen” che conclude le preghiere cristiane.

Trasposto nel mondo greco e latino, il culto di Horus, di Iside e di Osiride generò buona parte dell’iconografia che oggi riconosciamo come “cristiana”. Nei sotterranei di Roma è ancora possibile vedere la seguente pittura murale, risalente ad epoca romana, che raffigura Iside che allatta Horus bambino. Vi ricorda niente?

Il mito della nascita di semidei dall’unione di divinità e femmine umane era un caposaldo delle religioni pagane. In molti musei (ad esempio al Metropolitan di New York o all’University Museum di Philadelphia) si possono ammirare alcune statuette raffiguranti Iside che tiene Horus tra le braccia, come una Madonna ante litteram. Con l'avvento della dinastia tolemaica (323 a.C.) il culto di Iside si diffuse in tutto il Mediterraneo. Caligola, nel 39 d.C., fece costruire nel Campo Marzio un grande tempio dedicato alla dea, l’Iseo Campense. Claudio, Nerone e Vespasiano favorirono in tutti i modi il culto di Iside.

Troviamo questo culto ancora vivo e diffuso nel II sec. d.C., nella Roma degli Antonini, come ben testimoniano molti scritti letterari, tra i quali il più noto è certamente il grande romanzo latino di Apuleio, le Metamorfosi. Apuleio, imbevuto di culti e credenze orientali, fa di Iside il Deus ex Machina del romanzo, facendole riportare in forma umana l’infelice Lucio, trasformato in asino da un unguento magico sbagliato. Non stupisce, dunque, che i miti cristiani siano stati costruiti ricalcando quelli di una religione che era già nota e diffusa da secoli in ambito romano.

Ma perché Horus (e poi tutte le divinità che ne scopiazzarono la biografia, Gesù Cristo compreso) aveva scelto proprio il 25 dicembre per venire al mondo? Perché il mito della stella d’oriente e dei tre Re che la seguono? Il mito nasconde qui un fondamento squisitamente astronomico. La “stella d’oriente” non è altro che Sirio, la stella più luminosa del cielo notturno. Il 24 dicembre di ogni anno, Sirio – com’era già noto nei tempi antichi – si allinea con le tre stelle più brillanti della cintura di Orione. Queste ultime tre stelle vengono chiamate, oggi come nell’antichità, “I tre Re”.

La linea retta descritta idealmente da queste 4 stelle (Sirio più “i tre Re” allineati) indica esattamente il punto dell’orizzonte dove il sole sorgerà il 25 dicembre. Ecco da dove viene l’allegoria della stella che, insieme ai tre re che la “seguono”, indica il punto dove il sole (cioè Horus) nascerà. Tutte le religioni successive, compreso il cristianesimo, hanno ripetuto questo schema narrativo senza comprenderne il senso e l’origine.

C’è anche un altro evidente motivo, pure astronomico, che spiega la data del 25 dicembre. Dall’inizio di dicembre, con l’approssimarsi del solstizio d’inverno, il sole, dopo essersi spostato incessantemente verso sud per sei mesi, si abbassa sempre di più sull’orizzonte. Il 22 dicembre raggiunge il suo punto più basso. Dopo di che resta fermo nello stesso punto per altri due giorni successivi, il 23 e il 24. Questo fenomeno, unito al freddo intenso e all’accorciarsi del periodo di luce, veniva equiparato dagli antichi ad una “morte” del sole.

Improvvisamente, il 25 dicembre, il sole si alza di un grado sull’orizzonte, spostandosi verso nord, in una sorta di “rinascita” che fa prefigurare l’allungarsi delle giornate, il ritorno del caldo e la primavera. Il 25 dicembre di ogni anno Horus, dopo essere rimasto morto per tre giorni, risorgeva nuovamente, riportando la vita e la speranza sul mondo. Anche il mito della resurrezione dopo tre giorni è stato ripetuto “a pappagallo” dalle religioni più tarde, senza comprenderne il significato allegorico.

Ah, i 12 discepoli, come si sarà ormai capito, non sono altro che le 12 costellazioni dello zodiaco attraverso le quali il sole si sposta nel corso dell’anno.

La mitologia cristiana è stata costruita a tavolino molto tempo dopo l’epoca degli eventi narrati. In particolare, i quattro Vangeli sono con ogni probabilità dei falsi creati “a posteriori” per offrire un fondamento mitologico alla figura religiosa di Cristo che iniziava a confondersi e a sbiadire. La costruzione del mito è avvenuta riprendendo, anzi, ricopiando pedissequamente, senza troppa inventiva e per motivi di mero controllo politico, gli elementi allegorici di culti precedenti il cui significato è stato ignorato o distorto.

Se ne rendevano ben conto i primi cristiani. San Giustino affermava: “Quando diciamo che Gesù Cristo, nostro maestro, fu generato senza congiunzione carnale, fu crocifisso, morì e resuscitò e ascese al cielo, non proponiamo nulla di diverso da ciò che voi credete riguardo i figli di Giove”. E più di un secolo dopo Eusebio di Cesarea scriveva: “Anche se noi siamo certamente un popolo giovane, e questo innegabilmente nuovo nome di Cristiani è diventato noto solo ultimamente tra tutte le nazioni, ciò nonostante la nostra vita e modo di condotta insieme ai nostri principi religiosi, non sono stati inventati recentemente da noi, ma quasi dagli inizi dell’uomo furono costruiti sui concetti naturali di quelli che amarono Dio nel lontano passato”.

Tutti si rendevano conto delle similitudini tra mitologia cristiana e pagana, ma la spiegavano dando la colpa al diavolo. S. Giustino spiega la conformità che esiste tra Cristianesimo e Paganesimo, asserendo “che molto tempo prima che esistessero i Cristiani, il diavolo aveva preso piacere nel far copiare dai suoi adoratori i loro futuri misteri e le loro cerimonie”.

Per un secolo e più dopo la “nascita” di Cristo, nessuno seppe nulla di lui, della sua vita e delle sue opere. Non vi è traccia di esse negli scritti degli storici, filosofi e letterati dell’epoca, che erano una quantità, oltre che personaggi di tutto rispetto. Seneca, Plinio il Vecchio, Svetonio, Tacito, Pausania, Plinio il Giovane, Aulo Gellio, Lucano, Silio Italico, Plutarco... nessuno di loro fa il minimo cenno agli eventi della vita di Gesù, che pure avrebbero dovuto impressionare profondamente i contemporanei per il loro carattere straordinario.

Gli unici scritti propagandistici sulla vita di Gesù furono, per oltre un secolo, le traduzioni dei “Septuaginta” delle antiche scritture ebraiche. Se gli scritti degli Apostoli che oggi fanno parte del Nuovo Testamento fossero esistiti all’epoca, anche in forma di appunti sparsi, sarebbero stati un’arma propagandistica poderosa. Ma non esistevano e non poterono essere utilizzati.

Scrive il critico Solomon Reinach: “Con l’eccezione di Papia, che cita un racconto di Marco, e una raccolta di detti di Gesù, nessuno scrittore cristiano della prima metà del II secolo (cioè fino al 150 d.C.) cita i Vangeli o i loro presunti autori” (da “Orpheus”, p. 218). Esisteva senza dubbio una tradizione orale sugli eventi salienti della vita di Gesù (la nascita da una vergine, la crocefissione, la morte e resurrezione, ecc.) ma niente di scritto.

Tanto che nella lettera ai Galati, Paolo, temendo una contaminazione della tradizione puramente orale che i seguaci del cristianesimo andavano predicando, scriveva: “Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! L'abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!” (Gal. sette otto). I Vangeli scritti non sono mai menzionati né citati nelle epistole del Nuovo Testamento, il che vuol dire che esse sono state scritte prima dell’elaborazione dei Vangeli.

La confusione generata dall’assenza di riferimenti scritti, oltre alla crescente delusione dei fedeli in attesa del ritorno di un Messia che non arrivava mai, costrinsero i propagandisti cristiani a elaborare dei testi biografici. I quali furono elaborati con l’imitazione pedissequa dei modelli mitologici egiziani che abbiamo appena visto. La consacrazione e omogeneizzazione della dottrina cristiana avvenne solo con il Concilio di Nicea, nel 325.

L’imperatore Costantino, desideroso di utilizzare il cristianesimo per il fine proprio di ogni religione, cioè il controllo sociale, fece in modo di rimuovere le divergenze nate in seno alla Chiesa di Alessandria e dare al cristianesimo e ai suoi testi fondanti una definizione precisa. Nacquero così le mirabolanti peripezie del Cristo e dei suoi allegri discepoli. Peripezie che, appena nate, erano già vecchie di oltre tremila anni. E non se li portavano bene.

di Gianluca Freda (13/08/2007 - 06:31)


fonte:blogghete.blog.dada.net

Tag: altro

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nadia Commento da nadia su 24 Settembre 2008 a 23:01
Grazie ad Iris ed al resto dei vostri commenti, e non ti preoccupare Iris, ti capisco benissimo, e la spiritualita' sincera, offre anche un punto di arpiglio e forza, per sopportare i duri problmei che la vita inevitabilmente ci mette davanti, ma purtroppo "alcuni" abusano e sfruttano la spiritualita' per altri scopi e lo hanno sempre fatto.
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C'e una grande differenza tra essere "spirituale", ed essere credulone
cieco, delle religioni che hanno inventato gli uomini, facendo assomigliare il dio di turno, alle figure convenienti di questa o quell'epoca, per dividere, per controllare e comandare la gente a seconda dei loro bisogni, sfruttando la spiritualita' innata che gli umani possiedono, ed utilizzandola per gli scopi dei potenti e per le loro guerre di controllo e rivalita' tra le varie
sette, che imprimono della mente dei loro seguaci, l'idea della razza superiore, eletta, in cerca della terra promessa da conquistare cono ogni mezzo, che possiede le verita' e che e' al di sopra degli altri culti, che in attesa del nuovo messia, del paradiso e degli angeli che porteranno ordine sulla terra usando spietatezza, condanna e morte per i "ribelli" ed altre assurdita' del genere invece di tirarsi su le maniche e darsi da fare per sanare i mali della nostra societa'...
Plagi mentali che servono per fare lavaggi di cervelli ad intere masse di persone.
Direi di abolire tutte le religioni del mondo, e di ritornare alla sincera
spiritualita', dove Dio si trova fuori e dentro di noi, e noi siamo parte del
suo disegno, siamo parte di lui, e non vederlo come un "uomo" che si
comporta con le stesse scorrettezze e bassezze di un uomo, ma come luce infinita, divina ed eterna, dal potere creativo autogenerato da se stesso, che ha esploso il seme della vita in tutto l'universo; seme che si adatta alle mille trasformazioni e metamorfosi dei mondi che sono pronti a riceverlo, come asseriva anche Giordano Bruno, nella sua ipotesi sui mondi infiniti; idea troppo intelligente persino per i nostri tempi, in cui si preferisce credere alle favolette banali che castrano la mente, piuttosto che ricercare spiegazioni logiche ed intelligenti.
Si alla spiritualita' autonoma degli uomini; no agli abusi della spiritualita' da
parte della varie sette religiose che ormai brulicano su tutto il pianeta e che
sono in continua competizione tra di loro per accaparrarsi i creduloni e sfruttarli in tutti i modi possibili. Oggi, mentre rileggevo le Stanze di Dzyan, ho sentito l'immane grandezza degli uomini di un tempo, quando la loro spiritualita' elevata, gli permetteva di percepire il piccolo e grande cosmo ed gli infiniti segreti che racchiude, e mi sono commossa alla profondita' del loro "sentire", e mi sebrava quasi di immergermi nell'antica sapienza, che un tempo lontano, era stata rivelata agli uomini puri, in grado di connettersi con la Mente Universale o Grande Madre. Ci siamo allontantati troppo da Madre Natura, e non siamo piu' in grado di "percepire" i suoi disegni, di riconoscerli, di rispettarli, di amarli, di onorarli....C'e' rimasto soltanto questo lontanissimo barlume di spiritualita' confusa e semispenta dagli uomini, ed essa sembra quasi volerci ricordare del cordone ombellicare atrofizzato che ci unisce ancora all'intero universo. Usiamo le chiese di ogni credo, come centri di accoglienza per tutti i poveri e bisognosi, dove poter aiutare a risanare l'umanita' soffrente e malata.
Togliete tutti gli averi ai capi religiosi e dateli ai poveri, a chi veramente ha
fame e freddo, e' solo, soffre e si sta' lasciando andare...utilizziamo le chiese
come centri per permettere ai ragazzi e persone di riunirsi per progetti sociali
di cura e recupero, con mense, dormitori, aiuti psicologici e programmi di
supporto e reinserimento dei disadattati, emarginati, sfigati etc..Non pregare
piu' dio in posti pubblici, ma nell'intimita' della propria solitudine, come faceva
anche il profeta Gesu', che non aveva bisogno di chiese per pregare; basta con le offerte alle varie chiese, che troppo spesso mantengono i poveri sempre piu' poveri per avere piu' offerte e piu' chiese, che usano e sfruttano i missionari e gli uomini di buona volonta' per ingrandire i regni occulti; creiamo invece fondi e luoghi per i bisognosi, dove possono per lo meno dormire e mangiare, fino a che recuperano le forze per ritornare a vivere e lottare per un avvenire migliore.
Le nostre offerte alle varie chiese, erano all'inizio per i poveri, per le vedove,
per gli orfani, per i bisognosi, ed invece sono finite nelle fauci di mostri
spaventosi sempre piu' ingordi dell'animo umano e che hanno finito con l'allontanare gli uomini dalla spiritualita', perche' sconcertati dagli abusi eseguiti dai "prescelti", che si AUTODEFINISCONO capi spirituali. Nessuno del popolo li ha votati od eletti, e si sono imposti a forza, con spietatezza, ferocia e morte di migliaia di innocenti, e' cosi' che si sono "AUTOELETTI" i vari rappresentanti delle grandi sacre dottrine. Forse Madre Natura e' stanca di tutta questa follia disumana, che usa e sfrutta il nome di Dio, e vuole che i suoi figli ritornino a lei, che imparino di nuovo ad amarsi ed ad aiutarsi, vuole forse che ritrovino l'antica via perduta prima che sia troppo tardi; vuole che qualcuno dei suoi figli, coltivi ed alimenti i fili di speranza, che serviranno a quelli che dovranno dopo di noi, abitare su questa terra, con quel che rimane del nostro povero pianeta semi-distrutto dagli uomini, sprofondati nell'oscurita della piu' cieca idiozia e superficialita'.
Forse e' solo un mio sogno, forse e' solo un mio desiderio impossibile da realizzare, forse e' solo il grido della Mente Universale, Luce Eterna che usa la mia voce...forse...forse...
oissela Commento da oissela su 24 Settembre 2008 a 8:18
Costantino, restò folgorato anche lui sulla via di Damasco per un calcolo
politico di enorme portata.
Riconoscendo i Cristiani, ebbe in cambio da loro la disponibilità a combattere.
Dobbiamo anche a Costantino i massacri che si sono perpetuati nei secoli.
Ciao
Oissela
Legend Commento da Legend su 24 Settembre 2008 a 5:59
È un dato ormai accertato che l'uomo è sempre stato un essere religioso. Mircea Eliade, uno dei massimi, se non il più grande, storico delle religioni della nostra epoca, scriveva che "Essere uomo significa essere religioso" e a quanti gli domandavano perché gli uomini sono religiosi rispondeva "Gli uomini sono religiosi perché sono intelligenti, il resto è solo dotta retorica".

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