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Roma. E' morto un politico, di freddo, sul marciapiede. Si chiamava Sher Khan e aveva cominciato la sua carriera politica lottando contro il regime militare del suo Paese, il Pakistan. Esule politico, era fuggito in Italia e qui aveva organizzato le prime associazioni degli immigrati (come l'United Asian Workers Association). Con padre Luigi Di Liegro, il fondatore della Caritas, e Dino Frisullo aveva partecipato all'occupazione della Pantanella, nei primi anni '90. Anche dopo la scomparsa di Frisullo e padre Di LIegro aveva continuato il suo impegno politico a favore degli immigrati, senza mai chiedere nulla per sè, vivendo anzi in estrema miseria.
Ultimamente viveva in una casa occupata, in via Salaria; "sgomberato" di forza,con tutti gli altri, per ordine del Comune negli ultimi mesi dormiva in mezzo alla strada. Aveva ottenuto lo status di rifugiato politico ma questo, essendo stato abolito l'articolo 10 della Costituzione ("Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà demoratiche, ha diritto d'asilo...), non l'ha salvato da Ponte Galeria nè dal marciapiede. Il freddo delle ultime notti, e il basso livello di civiltà di questo Paese, l'hanno ucciso. Fra le molte cose di cui noi italiani dovremo vergognarci per questi anni, la fine del politico Sher Khan è fra le peggiori.
Nota: Ricordo che, attualmente, il sindaco di Roma è Alemanno, di A. N.
Fonte. La catena di San Libero di Riccardo Orioles.

Tag: libero, tema

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Risposte a questa discussione

Mi limito alla portata umana del fatto, non dissimile purtroppo dalla falcidia di "invisibili" che ogni anno l' inverno si porta con sé.
Abito in una città in cui uno scricciolo di meno di 40 kg, Lia Varesio, scomparsa l' 11 Marzo 2008, all'età di 60 anni, fondò "Bartolomeo & C.", una struttura volontaria che negli anni ha aiutato molti homeless.
Questa associazione ha visto crescere del 20% nel solo 2009 la richiesta di un aiuto, effettuata anche da soggetti ben diversi dalla figura di senzatetto che rappresenta il profilo abituale. E questo, in prospettiva dell' onda lunga dell' impoverimento collettivo dei ceti più deboli, rappresenta un potenziale futuro ricco di ombre.
Al posto del comandamento fondamentale ( la carità ) a me sembra di vedere esaltata la semplice idolatria di un simbolo formale ( il crocifisso ).
Spero di saper "vedere" la sofferenza dell' altro, anche se io stesso dovessi condividere lo status di disagiato.

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No.l'Italia non è un paese accogliente. in generale non lo sono i paesi ricchi. il nostro non lo è in modo però un po' più maleducato dei paesi anglosassoni, che ci tengono alla forma. ma anche lì, e specie lì, vedi che i venditori di biglietti di qualsiasi cosa, gli spazza per terra, gli inservienti sono neri. secondo qualcuno se un gruppo sociale vive in condizioni peggiori di altri, la colpa non è necessariamente di questi altri. secondo un'altra opinione, un po' di colpa gli altri ce l'hanno. fin qui si sta nelle scelte morali, che va pure bene, ma non so se serva.
Ma l'italia era un paese accogliente? secondo me franca risponderebbe sì. e potrei essere d'accordo, ma con questa precisazione: quando lo era era un paese povero, dove cioè larga parte della popolazione era molto povero, e una piccola parte era agiata a livelli che oggi sarebbero considerati morti di fame e infine un'infima parte era ricca, ma molto, molto meno dei più ricchi di oggi, che sono tanti di più. In generale i poveri non sono gelosi della loro miseria, condividono spontaneamente il nulla che hanno, fino a far dire a silone che i cafoni, i peones del mondo, parlano ovunque la stessa lingua (dunque sono della stessa etnia, direbbe bossi, indipendentemente dai tratti somatici).
Quando noi eravamo un paese da cui si scappava per la fame verso paesi poco accoglienti, eravamo noi accoglienti, sebbene poca occasione avevamo di essere accoglienti, poco sforzo anche in assoluto, e uno in più possono essere altre braccia che lavorano, in un mondo che si spopolava.
poi nell'emigrazione interna abbiamo sperimentato la non accoglienza dei meno poveri del nord verso i più poveri del sud, messi nei quartieri periferici a torino, come i neri negli slums attorno a chicago. magari sarà stata colpa dei terùn, come degli italiani anche del nord che venivano relegati nelle little italy ovunque, ma insomma, l'inaccoglienza dei ricchi (o dei meno poveri) non conosce confini. anche tra i neri c'è un certo disprezzo per chi è più nero, e va molto di moda il color cioccolato chiaro. malcolm x si stirava i capelli con intrugli molto nocivi prima di diventare un rivoluzionario.
purtroppamente, se vogliamo trovare l'accoglienza, bisognerà emigrare nei paesi da dove si scappa. bisognerà andare in marocco, in algeria, o peggio, in ghana, nel senegal, in perù, ma è dura, ragazzi, molto dura.
Personalmente se continua a buttar male così in questo sfasciume pendulo, vagheggio di fuggire verso il nord, dove sono poco accoglienti,sì, ma anche poco intrusivi e formalmente corretti.
Mi consola, dal punto di vista morale, il fatto che ovunque noi passeremo il resto della nostra vita, tra un paio di generazioni, tò, tra quatto-cinque, la gran parte della popolazione europea sarà color cioccolato, così chiuderemo questa stupida parentesi di falsa contrapposizione tra caucasici, ebrei, arabi, nordafricani, neri, filippini, torneremo alla vecchia questione dei ricchi e dei poveri

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Concordo con Eugenio, la povertà pensa in termini di tolleranza e condivisione, mentre la ricchezza diventa avara ed ha paura di perdere i propri agi. In realtà l'Italia sta diventando un paese povero e intollerante, ma credo che sia solo un fatto economico, a parte i leghisti; il suo cuore (potendo permetterselo) è sempre generoso.

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Quanto a Veltroni, caro Man, se hai la pazienza di rintracciare il post di Zanotelli che rimprovera Veltroni per avere approvato la privatizzazione dell' acqua, ti accorgerai che non sono poi tanto faziosa. E qui sarebbe da riprendere il discorso sulla possibilità di essere super parte. Io credo che ognuno di noi stia da qualche parte, quella che, in buona fede, crede la più giusta. Quindi non c' è da demonizzare nessuno, ma solo rispettare chi ha opinioni diverse dalle nostre.

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Cara Franca, non mi interessa per quali altri motivi puoi avercela con Veltroni, ma il fatto è che tu hai indicato Alemanno, in quanto appartenente a AN (a tuo modo di vedere partito più intransigente di altri con l'immigrazione) come cor-responsabile politico della morte di un homeless.
Ti prego di farmi capire come la morte di questo tizio - in Italia con lo status di rifugiato politico fin dagli anni '90, durante i quali si è distinto per un'occupazione abusiva di alcuni locali - possa dimostrare che l'Italia non è un Paese accogliente con gli immigrati, al punto che la sua morte "debba indurci a farci vergognare tutti", al di là, naturalmente, dell'umana compassione e pietà che la morte di un diseredato come tanti (italiani e non) deve comunque suscitare.
Proprio perchè stimo e rispetto le tue opinioni, vorrei semplicemente capire dove sta quel collegamento che, sulla base di quanto ho letto finora, mi sfugge.

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Piove. Lega ladra! E il discorso va spesso a senso unico.
Il bello della democrazia è che ci sono mille idee e che si possono esprimere. O la lega impedisce pure questo?
Penso di no visto che siamo qui liberi di dire la nostra.
Non me la sento assolutamente di affermare che l'Italia è un Paese non accogliente. Non me la sento per rispetto al lavoro di tutti i volontari che si prodigano per aiutare i miseri extracomunitari o italiani che siano.
Ci si scandalizza per la morte di questa povera gente come è giusto che sia ma spesso ci si dimentica delle notizie positive. Con Alemanno è morto Sher Khan...con Veltroni non è morto nessuno? Forse non era abbastanza importante da essere citato come la pover'anima di Sher Khan.
Sulla diffusione di notizie alla "carlona" concordo pienamente!

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